WhatsApp, Antitrust indaga su cessione dati a Facebook

WhatsApp, Antitrust indaga su cessione dati a Facebook

Uno dei due procedimenti aperti dall'AGCM nei confronti della società americana che gestisce WhatsApp vuole accertare se gli utenti sono stati costretti o meno ad accettare la condivisione dei propri dati personali con Facebook come parte dei nuovi termini contrattuali.

 

Scritto da , il 22/12/16

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Si torna a parlare di Whatsapp e privacy. Oltre all’antitrust europeo ad indagare sui comportamenti di Whatsapp-Facebook c'è anche l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che ricordiamo aver già avviato dallo scorso ottobre due procedimenti istruttori nei confronti della società di messaggistica per presunte violazioni del Codice del Consumo.

L'AGCM ha comunicato nel mese di ottobre l'apertura di due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo, vale a dire la legge della Repubblica italiana, emanata con il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, che contiene quelli che sono i diritti di noi consumatori.

Il primo procedimento aperto dall'AGCM nei confronti della società che gestisce la piu' popolare applicazione di messaggistica istantanea serve per accertare se la società americana ha di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi Termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook.

Secondo l'AGCM, WhatsApp Inc. ha fatto credere ai propri utenti, mostrando un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione che, in caso di non accettazione dei nuovi termini, non avrebbero potuto piu' utilizzare l'applicazione.

La società avrebbe mostrato quindi un messaggio che in qualche modo potrebbe aver condizionato la scelta dell'utente di accettare o meno la condivisione delle sue informazioni con Facebook, pur di continuare a poter usare il servizio.

Una quasi forzatura avvalorata dal fatto che la spunta relativa all'opzione “Facebook” era preselezionata in una schermata di secondo livello alla quale l’utente doveva accedeva dal messaggio principale per vedere.

 

 

Il secondo procedimento istruttorio aperto dall'AGCM nei confronti di WhatsApp Inc. mira ad accertare la vessatorietà d alcune clausole inserite nei “Termini di utilizzo” di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la possibilità di fare modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito solo dal Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni del servizio senza giusta causa, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani. Nei contratti conclusi tra un consumatore ed un professionista si considerano vessatorie quelle clausole che, anche se in buona fede, determinano a carico del consumatore un importante squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.  Di accertare la vessatorietà delle clausole spetta al giudice che ne deve valutare ed interpretare la concreta applicazione.

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Cosa succedera' adesso? Nel caso in cui saranno accertati gli illeciti presunti dall'Antitrust, il Codacons - che coordina le associazioni per la dei diritti degli utenti e dei consumatori - avvierà una class action contro WhatsApp Inc. con l'obiettivo di far ottenere agli utenti italiani il risarcimento per aver leso i loro diritti in quanto consumatori. 

“Se l’Autorità accerterà la violazione delle normative vigenti in fatto di gestione dei dati personali e la vessatorietà di alcune clausole inserite nei 'Termini di utilizzo' di WhatsApp Messenger, sarebbe evidente la lesione dei diritti dei consumatori che utilizzano il servizio" ha commentato il presidente del Codacons Carlo Rienzi, secondo il quale si andrebbe ad aprire la strada ad una possibile class acton del Codacons, volta a far ottenere agli utenti che hanno installato WhatsApp il risarcimento del danno subito, "nelle opportune sedi legali”.

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