Deragliamento di Santiago: Voliamo sulla Luna ma non sappiamo fermare un treno

 

Chi ha visto le drammatiche sequenze del deragliamento del treno diretto a Santiago de Compostela e letto che il treno procedeva a ben 180 km/h, oltre il doppio del limite degli 80 km/h, si sarà chiesto come sia possibile, nel 2013, non disporre di sensori automatici che possano intervenire laddove il controllo umano è difettoso

Scritto da Redazione il 26/07/13 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2013

 
Chi ha visto le drammatiche sequenze del deragliamento del treno diretto a Santiago de Compostela e letto che il treno procedeva a ben 180 km/h, oltre il doppio del limite degli 80 km/h, si sarà chiesto come sia possibile, nel 2013, non disporre di sensori automatici che possano intervenire laddove il controllo umano è difettoso.

I sensori di velocità cosi come i limitatori elettronici esistono già da una decina di anni per le automobili e sarebbero tranquillamente installabili sui treni, attivandoli quando la velocità di crociera supera di troppo quella indicata nel limite del tratto.

Molte auto vengono immesse sul mercato con un limitatore elettronico, laddove la velocità di punta sia eccessivamente elevata.

Diversamente dalla rete stradale, piuttosto ampia e in continua mutazione, quella ferroviaria è pressochè identica a quella del 1950, soprattutto nei paesi mediterranei e gli investimenti in sensori e simili, non sarebbero particolarmente costosi.


I 78 morti e gli oltre 180 feriti, potevano tranquillamente essere salvati dalla totale idiozia di un uomo, ferroviere da una vita, che ha avuto la brillante idea di sfrecciare in curva ad una velocità assurda rispetto al limite imposto dalla legge.

Il sistema di allarme, secondo quanto riportato dalla stampa spagnaola, si è attivato correttamente ma è stato ovviamente ignorato dal macchinista, essendo un semplice segnale sonoro o luminoso.


 
Viviamo in un mondo ricoperto quasi interamente dalla tecnologia, spesso frivola, e ci troviamo profodamente scoperti laddove la tecnologia servirebbe a salvare decine o migliaia di persone come successo a Fukushima, dove i reattori nucleari sono stati spenti con normalissimi secchi d'acqua trasportati a mano.

Quanto successo in Spagna, riflette quando accade quotidianamente in Italia: anche li, una ferrovia pubblica, si trova incapace di adottare tecnologie già di uso comune e spesso anche molto economiche, per via di funzionari e dirigenti più interessati a coltivare il proprio orticello di potere, che a fare il proprio lavoro.
 

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