Twitter fa dannare l'anima, per un religioso saudita

 

L'autorità religiosa più anziana in Arabia Saudita ha dichiarato che i cittadini sauditi che usano Twitter rischiano la dannazione

Scritto da Simone Ziggiotto il 20/05/13 | Pubblicata in Social Network | Archivio 2013

 

L'autorità religiosa più anziana in Arabia Saudita ha dichiarato che i cittadini sauditi che usano Twitter rischiano la dannazione.

Il capo della polizia religiosa dell'Arabia Saudita ha dichiarato che Twitter è uno spreco terribile di tempo, di mente e dell'anima. Come riportato dalla BBC, lo sceicco Abdul Latif Abdul Aziz al-Sheikh sostiene che chiunque utilizza Twitter "ha perso questo mondo e la sua vita dopo la morte.". Può ben essere che la più grande preoccupazione dello sceicco è che molti del suo popolo stanno ora spostando l'entusiasmo e la condivisione di pensieri senza censure su Twitter. L'Arabia Saudita si dice che sia la nazione con il numero di tweet con il tasso di crescita più alto.

Twitter

Parte dello scopo di Twitter è quello di cercare di entrare in contatto con il mondo. Si inviano messaggi brevi, nella speranza che qualcuno li noterà, qualcuno li leggerà e, forse, qualcuno risponderà. Twitter è un grido nel deserto. Forse è per questo che così tanti sauditi stanno usando Twitter. Forse si sentono liberi di esprimere tutto ciò che vogliono.

Secondo la ricerca condotta dalla GlobalWebIndex a marzo, il posto del mondo dove Twitter ha più successo è il Medio Oriente. Secondo lo studio, il coefficiente di penetrazione più alto al mondo si trova in Arabia Saudita, con al terzo posto gli Emirati Arabi Uniti. La classifica èstata stilata in base a un campione di 152mila utenti di 31 Paesi: il primo paese europeo è la Spagna (quinto posto nella classifica globale), mentre l'Italia è nona dietro la Russia.

Mentre i leader sauditi usano spesso la tecnologia come la televisione e la radio per trasmettere i loro messaggi religiosi e politici, Twitter e altri siti di social media digitali preoccupano i leader sauditi perchè sono luoghi in cui i dissidenti del governo parlano male della nazione religiosamente conservatrice. "Il governo non può seguire tutti i presenti in Twitter" ha detto Abu Zaki, spiegando perché gli attivisti sono giunti a favorire i mezzi di comunicazione di microblogging.

A differenza di altri social network, Twitter permette alle persone di mantenere più account e di mantenerli in forma anonima. Tale protezione ha permesso al sito di diventare un vero e proprio paradiso per il dissenso saudita, secondo il New York Times. Su Twitter, "anche il re è sotto attacco.". Nel corso degli ultimi due anni, l'utilizzo di Twitter è salito alle stelle in Arabia Saudita, come ha confermato il CEO dell'azienda Dick Costolo. E con il 70 per cento degli utenti arabi di Twitter classificati come "giovani", non c'è da meravigliarsi che le autorità saudite temono una scontento popolare, e forse più progressista.

Al Jazeera riferisce che il governo saudita sta ora cercando il modo di porre fine all'anonimato su Twitter, e ha recentemente iniziato ad arrestare attivisti per i diritti umani che usano il sito come piattaforma per condividere senza filtri le loro idee.

 

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