Ransomware, come difendersi con la giuste strategie - pianetacellulare.it
Molti amministratori di sistema commettono imperdonabili errori di valutazione quando si tratta di protezione dei dati: quali sono le errate convinzioni
Tutelare i propri dati personali e finanziari non è più ormai una semplice attività per proteggersi dall’azione degli hacker, ma è una necessità indifferibile per evitare di perdere denaro e non solo. Le nuove norme legate al GDPR e l’imminente NIS2 sono volte proprio a rafforzare la responsabilità delle aziende nella gestione e nella protezione delle informazioni sensibili, pena l’irrogazione di multe e sanzioni.
Ormai la battaglia quotidiana tra aziende e hacker è diventata sempre più sanguinosa, comportando anche un notevole impatto a livello finanziario, soprattutto quando un’azienda vede i dati di produzione compromessi a causa di una violazione interna. Spesso le aziende sono costrette, per riparare a tali errori o a tali violazioni, a dover rimanere inattive per lungo tempo, con conseguenze notevoli sui propri introiti.
Secondo una recente statistica, sarebbero il 37% i server che nell’ultimo anno hanno subito almeno un’interruzione imprevista. Tutto questo accade soprattutto per l’impreparazione di chi gestisce le aziende ma anche per alcune errate convinzioni o alcuni miti che bisognerebbe sfatare. Bisognerebbe innanzitutto sapere che conservare dati e carichi di lavoro nel cloud non c mette affatto al riparo, anche perchè i provider di cloud non si occupano automaticamente di backup e ripristino dei dati.
E’ vero che possono garantire resilienza e ridondanza dell’infrastruttura, ma la responsabilità primaria del backup dei dati rimane dell’utente. E’ quindi un palese errore quello di pensare che i fornitori di cloud siano responsabili della sicurezza dei dati nel cloud. Il backup dei dati e i disaster recovery vanno intesi come responsabilità condivise. Ma bisogna sapere che il compito di configurare e gestire i backup in base alle proprie esigenze è solo nella disponibilità e nella responsabilità del cliente.
Oggigiorno il ransomware rappresenta una minaccia costante per la sicurezza informatica. Secondo una recente statistica l’81% delle organizzazioni colpite lo scorso anno ha pagato il riscatto, ma solo il 54% ha recuperato effettivamente i dati. Tendenzialmente occorre almeno un tempo medio di tre settimane per ottenere il ripristino dei sistemi ex ante.
Adottare un backup è fondamentale per poter alleviare gli effetti di un attacco ransomware, anche perchè, molto spesso, durante gli attacchi vengono colpiti i repository di backup. In questo senso è importante effettuare dei backup multipli, immutabili e mantenuti offline. Un altro accorgimento da adottare è quello di disporre di un ambiente pronto per il ripristino dei dati, in modo tale da ridurre in modo considerevole i tempi di inattività dell’azienda i cui costi incidono in modo profondo.
Poco più di un anno fa ha fatto il suo debutto Nintendo Switch 2, la…
Sin dal suo lancio nel novembre 2020, l’ultima console Sony ha rivoluzionato il mondo del…
Uno dei più grandi paradossi dei nostri tempi è che con gli smartphone possiamo fotografare…
In tanti aspettavano da tempo l'adeguamento del 5,4% delle rendite Inail: le ultime circolari dell'ente…
Con lo switch-off dello scorso 28 agosto, che ha introdotto il nuovo digitale terrestre, è…
Sapere dove si trova un'altra persona è ora possibile grazie a WhatsApp: in pochi conoscono…