Apple Music: pregi e difetti del servizio di streaming musicale

Apple Music: pregi e difetti del servizio di streaming musicale

 

Scritto da , il 17/06/15

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Il servizio di streaming musicale Apple Music è stato annunciato ufficialmente dai vertici di Apple durante l'evento WWDC 2015 di San Francisco, e nell'approfondimento di oggi vediamo insieme quali sono i suoi punti di forza.

L'annuncio di Apple Music alla conferenza stampa WWDC 2015 non è stata una vera e propria sorpresa, considerato che da anni si vociferava di un servizio del genere da parte di Apple. Ma soltanto adesso, con l'acquisizione di Beats e il miglioramento dell'intera infrastruttura online, il progetto è diventato realtà. Il problema è che in questi anni sono nati tanti servizi di streaming musicale della concorrenza, e per Apple la strada è tutta in salita.

Iniziamo parlando di alcuni limiti del servizio. Trattandosi di un prodotto pensato per lo streaming musicale, la qualità d'ascolto non è certo la stessa di una canzone acquistata regolarmente da iTunes o da altri negozi di musica digitale. I fan di Apple però non hanno ben digerito la notizia che il bitrate massimo delle canzoni presenti su Apple Music è di 256 kbps. Sia chiaro, si tratta di un bitrate piuttosto buono, soprattutto se non si hanno grosse esigenze dal punto di vista della qualità d'ascolto, tuttavia molti servizi della concorrenza (e pure la ex Beats Music) propongono la musica al bitrate di 320 kbps. Insomma, la musica su Apple Music si ascolterà con una qualità inferiore? Non è detto. La casa di Cupertino utilizza il proprio codec AAC, il quale offre dei risultati migliori rispetto al classico codec MP3, pertanto non ci dovrebbero essere delle grosse differenze durante l'ascolto. Inoltre, un file audio con bitrate da 256 kbps si scarica più velocemente rispetto ad un file da 320 kbps, anche se comunque stiamo parlando di pochi secondi di vantaggio.

Una cosa molto bella di Apple Music è certamente il supporto alla riproduzione offline: non ci sono ancora dei dettagli precisi a riguardo, ma sembra che si potranno scaricare nella memoria locale del proprio iPhone o iPad le canzoni preferite, in modo da poterle ascoltare liberamente anche quando è assente la connessione ad Internet, ad esempio durante un viaggio in aereo o in treno. Probabilmente queste canzoni disponibili offline avranno una sorta di DRM, e saranno riproducibili soltanto sui dispositivi Apple che hanno attivo l'abbonamento ad Apple Music. Meglio di niente. Parlando proprio di abbonamenti, ecco i costi per poter utilizzare Apple Music: 9.99 euro al mese per l'account singolo, e 14.99 euro al mese se desideriamo attivare il pacchetto famiglia. Con questa soluzione, il servizio di streaming musicale sarà utilizzabile su un massimo di 6 dispositivi diversi, ma sempre legati allo stesso account Apple ID.

I prezzi in generale non sono affatto male, e inferiori rispetto ad alcuni servizi della concorrenza. Per un rapido confronto, l'abbonamento famiglia di Spotify costa 29,99 euro al mese, per un massimo di 5 utenti. Il prezzo per l'account singolo è invece lo stesso, vale a dire 9,99 euro. Sarà interessante vedere come si evolverà la situazione nei prossimi mesi, e siamo convinti che arriveranno delle offerte di un certo rilievo, in modo da contrastare il lancio di Apple Music.

Apple Music sarà realtà in 100 Paesi a partire da Luglio, ma non sarà una partenza facile per Apple. L'Antitrust americano infatti ha avviato delle indagini sugli accordi tra la Mela e le major discografiche. Secondo l'autorevole New York Times, le indagini servirebbero per capire "se Apple ha fatto pressioni sulle Major o se le etichette hanno cospirato con Apple per far sparire dal mercato il popolare modello freemium".

Pure l'Unione Europea ha messo Apple nel mirino per il nuovo servizio di streaming, e la concorrenza non si dice affatto preoccupata. Più scelta per gli utenti è un'ottima cosa per il mercato musicale, e alla fine saranno gli stessi utenti a decidere. Nonostante Apple sia un brand fortissimo e con dei servizi online di tutto rispetto, non sarà certo una passeggiata riuscire a far cambiare idea a tutti gli abbonati di Pandora, Rhapsody, Rdio e Spotify.


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