Diritto Oblio, Google fa ricorso in Francia

Diritto Oblio, Google fa ricorso in Francia

 

Scritto da , il 21/05/16

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Pensavate che l'argomento 'diritto all'oblio' fosse stato accantonato dopo che sono passati quasi due anni dalla sentenza della Corte di giustizia europea che ha imposto ai motori di ricerca - quello di Google in primis - di permettere agli utenti di richiedere la rimozione dei link “inadeguati o non più pertinenti” che includano un riferimento specifico alla loro persona? No, eccoci qui a parlarne nuovamente.

Google ha presentato in Francia un appello al Consiglio di Stato dopo la decisione nel mese di marzo 2016 del Cnil, la commissione nazionale francese per l'Informatica e la Libertà, di far applicare al colosso della ricerca sul web il diritto all'oblio non solo in Francia ma in ogni Paese del mondo, condannando la società a pagare una multa di 100mila euro.

Nel mese di maggio 2014, Google ha iniziato a rispettare la sentenza dell'Unione Europea che impone di soddisfare le richieste provenienti da un cittadino europeo di rimuovere i risultati di ricerca che non possono più essere rilevanti o possono influire negativamente sulla vita privata di quella persona. Inizialmente, la società ha rimosso solo i risultati nella versione del suo motore di ricerca del paese da cui hanno avuto origine. Un anno dopo, il Cnil ha ordinato a Google di rimuovere i risultati della ricerca, su richiesta, da tutti i suoi domini globali, anche negli Stati Uniti. Nel marzo di quest'anno, Google ha iniziato a rimuovere i risultati da tutti i suoi domini, ma solo quando vi si accede dal paese in cui è stata effettuata la richiesta. Questo filtro non piace alle autorità in Francia. La CNIL ha quindi multato Google con di 100mila euro. E Google è ricorsa ora in appello.

"Per una questione sia di legge sia di principio siamo in disaccordo con la richiesta del Cnil. Questo ordine potrebbe portare ad un meccanismo di 'corsa al ribasso' su scala globale, limitando l'accesso ad informazioni che è perfettamente lecito vedere nel proprio Paese", commenta Kent Walker, Senior Vice President e General Counsel di Google. "Attendiamo che la Corte riveda il caso sperando che vengano mantenuti i diritti dei cittadini di ogni parte del mondo ad accedere a informazioni legali".

Avete perso qualche pezzo della storia? Ricapitoliamo.

La Cnil, la commissione nazionale francese per l'Informatica e la Libertà, ha nel mese di marzo 2016 condannato Alphabet (lo scorso anno Google è diventata Alphabet) perchè il motore di ricerca ha violato l'ordine formale dello scorso anno che imponeva l'applicazione del diritto all'oblio a "tutti i nomi di dominio" del motore di ricerca, a livello globale (ad esempio Google.com) e non solo nelle versioni del motore di ricerca con estensioni europee (come Google.fr).

Dovete sapere che quando gli utenti chiedono la rimozione di una pagina dai risultati del motore di ricerca, prendiamo come esempio quello di Google, e la società accetta di eliminare la pagina, questa veniva inizialmente eliminata solo nella versione del paese da dove la richiesta è pervenuta, o al massimo in tutte le estensioni europee, e non in tutte le versioni che sono disponibili a livello globale (una in ogni paese). Nel mese di Giugno 2015, il governo francese, attraverso una richiesta formale inoltrata a Google da parte di CNIL (Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés), ha chiesto che gli effetti delle eliminazioni delle pagina da un motore di ricerca siano estese a tutte le versioni del portale, e quindi, riprendendo Google come esempio, la rimozione deve valere per google.it, google.fr, google.co.uk, google.com, google.de e così via.

Google a fine Luglio 2015 ha risposto alla Francia, spiegando che il diritto all'oblio è legge europea, non mondiale, pertanto la sua implementazione resterà dentro i confini dell'Ue. Google ha quindi invitato il garante francese per la privacy (Cnil) a ritirare la lettera di diffida con cui ha ordinato alla società di Mountain View di eliminare i link da tutte le versioni del motore di ricerca, non solo quelle europee.

L'ultimo ordine ricevuto dal Cnil ha poi imposto a Google di andare applicare l'interpretazione della legge francese fatta dal Cnil ad ogni versione dei servizi di ricerca Google su scala globale. Questo comporterebbe rimuovere i link dall'Australia allo Zambia e da tutti i domini che ci sono nel mezzo, incluso google.com, anche se il contenuto potrebbe essere legale in quei Paesi. L'approccio di Google riflette i criteri definiti dalla Corte di Giustizia Europea, comprese le linee guida delle autorità garanti e dei tribunali dei diversi paesi relativamente alle varianti che le regole di protezione dei dati hanno a livello locale. Seguendo i suggerimenti delle autorità garanti europee Google ha piu' di recente ampliato il proprio approccio restringendo l'accesso ai link deindicizzati su tutti i servizi di ricerca Google visibili dal Paese della persona che ha effettuato la richiesta. Questo significa che se un risultato viene rimosso su richiesta di un utente in Francia, se un utente dalla Francia accede ad una qualsiasi versione del motore di ricerca di Google indipendentemente dal dominio che userà non vedrà quel risultato, mentre accedendo da fuori Europa, dove non esiste alcuna legge sul diritto all'oblio, puo' invece a vedere quel link tra le risposte a quella stessa ricerca su tutti i domini non Europei.

La Cnil ha risposto condannato Google a pagare una multa di centomila euro. E Google ha risposto a sua volta presentando ricorso in appello.

Già nel novembre del 2014 i regolatori della privacy in Europa hanno chiesto che la sentenza sul "diritto all'oblio" venga applicata in tutto il mondo. L'Unione Europea nel maggio 2014 ha deciso che le persone hanno il diritto di chiedere che i loro nomi vengano esclusi dai risultati delle ricerche sul web in Europa, se i risultati sono ritenuti obsoleti o irrilevanti. Finora, sono stati fatte circa mezzo milione di richieste, nelle quali è stato chiesto di rimuovere qualsiasi tipo di pagina web, tra cui articoli di notizie, dai risultati di ricerca di Google.

Google, il più grande motore di ricerca in Europa, ha applicato la sentenza solo per le versioni locali del sito - come google.fr in Francia o google.de in Germania o google.it in Italia - ma non Google.com. L'UE vuole cambiare la situazione.

L'organismo che rappresenta i 28 regolatori della privacy dell'UE ha detto in una conferenza stampa di fine anno che la sentenza dovrebbe essere applicata a tutti i domini di Google. "Tutte le estensioni devono essere incluse, tra cui .com", ha detto Isabelle Falque-Pierrotin, capo della gestione della privacy in Francia, secondo quanto scritto da Bloomberg.

... Le decisioni di cancellazione devono essere attuate in modo tale che esse garantiscano l'effettiva e completa tutela dei diritti degli interessati e che il diritto comunitario non venga eluso. In questo senso, la limitazione della cancellazione ai soli domini UE sulla base del fatto che gli utenti tendono ad accedere ai motori di ricerca attraverso i loro domini nazionali non può essere considerata un mezzo sufficiente per garantire in modo soddisfacente i diritti degli interessati secondo la sentenza. In pratica, ciò significa che ogni caso di cancellazione dovrebbe anche essere efficace su tutti i domini .com pertinenti.

Le nuove linee guida sottolineano un dibattito che Google ha avuto con le autorità di regolamentazione in Europa su come si dovrebbe attuare la sentenza sul "diritto all'oblio". Ad esempio, Falque-Pierrotin ha anche criticato la pratica di Google di notificare le agenzie di stampa delle decisioni della società di escludere dei collegamenti - cosa che spesso riporta sotto i riflettori i nomi delle persone che avevano richiesto la rimozione.

L'Unione europea ha sotto la lente di ingrandimento Google anche sul lato commerciale. Sempre nel 2014, il Parlamento europeo ha detto che Google dovrebbe dividere il motore di ricerca del gigante di Internet dal resto dei suoi servizi. 

Un portavoce di Google è intervenuto sulla richiesta della Francia, spiegando questo: “Abbiamo lavorato a fondo per trovare il giusto equilibrio nell'attuare quanto previsto dalla sentenza della Corte di giustizia europea, collaborando a stretto contatto con le autorità garanti per la protezione dei dati. La sentenza è focalizzata sui servizi rivolti agli utenti europei e questo è l'approccio che stiamo seguendo nel rispettarla ".

In un post scritto da Peter Fleischer, Senior Privacy Counsel di Google, la società spiega che "se l'approccio del Cnil fosse accolto come standard per la regolamentazione di internet, ci troveremmo in un meccanismo di corsa al ribasso: il paese più restrittivo detterebbe la misura della libertà di internet per tutti. Riteniamo che nessun singolo Paese dovrebbe avere l'autorità di controllare a quali contenuti è possibile accedere in un altro Paese".


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