Multate per Accordi segreti Google, Apple, Adobe e Intel

Google, Apple, Adobe e Intel si sarebbero accordate per patteggiare nella una 'class action' aperta dai loro dipendenti nel 2011, i quali avevano accusato i colossi della Silicon Valley di aver stretto un accordo segreto per non assumere le une i dipendenti delle altre. E' il secondo tentativo di chiudere uno degli episodi più imbarazzanti delle big della Silicon Valley.

Scritto da

Simone Ziggiotto

il

Uno degli episodi più imbarazzanti della Silicon Valley potrebbe finalmente volgere al termine.

Google, Apple, Adobe e Intel si sarebbero accordate per patteggiare nella una ‘class action’ aperta dai loro dipendenti nel 2011, i quali avevano accusato i colossi della Silicon Valley di aver stretto un accordo segreto per non assumere le une i dipendenti delle altre. 65.000 lavoratori hanno firmato per la class action.

Il giudice distrettuale di San Jose’ Lucy Koh, che aveva respinto un’iniziale proposta di patteggiamento di 324,5 milioni di dollari considerando la somma troppo bassa, ha detto che le società dovrebbero pagare almeno 380 milioni di dollari per le "ampie prove" di violazioni delle leggi antitrust che potrebbero diventare danni per un valore di oltre 9 miliardi di dollari se il caso andasse in tribunale. Secondo indiscrezioni del New York Times, la corte e le aziende si sarebbero ora accordate su una multa da 415 milioni di dollari.

Kelly Dermody, un avvocato che tutela i lavoratori nella class action in questione, e Chuck Mulloy, un portavoce di Intel, hanno confermato la nuova proposta di accordo, rifiutando di discutere i dettagli. Kristin Huguet, portavoce di Apple, ha rifiutato di commentare le indiscrezioni.

Il caso, che ha coinvolto anche Lucasfilm, Pixar, e Intuit, è iniziato nel 2011, quando un ex ingegnere software di Lucasfilm ha intentato una causa relativa al fatto che le sette società hanno cospirato per mantenere bassi i salari per evitare lo scambio dei dipendenti tra esse. Diverse denunce simili seguirono e furono tutte consolidate in una class-action che ha interessato quasi 65.000 dipendenti che hanno lavorato per le aziende tra il 2005 e il 2010. Le prove sono le email scambiate tra gli allora numeri uno di Apple e Google, Steve Jobs ed Eric Schmidt e i loro omologhi di Intel e di Adobe, dalle quali emerge l’accordo per non farsi concorrenza sul trattamento economico dei dipendenti.

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