Change.org nel mirino del Garante Privacy. Il sito di Petizioni on line si difende: Non vendiamo email

Change.org nel mirino del Garante Privacy. Il sito di Petizioni on line si difende: Non vendiamo email

Il Garante della privacy ha aperto un'istruttoria sul gestore della popolare piattaforma di petizioni on line volta a valutare il modo in cui vengono trattati i dati delle persone che si iscrivono al sito.

 

Scritto da , il 28/07/16

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Il Garante della privacy ha aperto un'istruttoria su Change.org Inc., il gestore della popolare piattaforma di petizioni on line volta a valutare il modo in cui vengono trattati i dati delle persone che si iscrivono al sito per promuovere o aderire a petizioni su vari temi.

Su Change.org, le persone si connettono oltre i confini geografici e culturali per sostenere le cause che più le coinvolgono, avviando o partecipando a campagne, mobilitando sostenitori e collaborando con i decision maker per giungere a soluzioni ai piccoli e grandi problemi che influiscono sulla loro vita.

Più di 100 milioni di persone in 196 paesi stanno contribuendo al cambiamento delle loro comunità attraverso questa piattaforma di petizioni, e oltre 100.000 organizzazioni promuovono le loro cause e si mettono in contatto con i loro sostenitori.

L'intervento del Garante della privacy si è reso necessario "a seguito di un' analisi preliminare già effettuata dal Garante sul sito" e "alla luce di notizie pubblicate sui media in merito alle specifiche modalità di trattamento dei dati personali, anche sensibili, degli utenti, che potrebbero essere usati per profilazione o ceduti a terzi" si legge in una nota del Garante, che ha chiesto al gestore della piattaforma di fornire ogni elemento - anche di carattere tecnico - utile a valutare le misure adottate per tutelare la riservatezza degli utenti italiani.

In particolare, il gruppo statunitense deve chiarire come acquisisce e a quale scopo i dati di chi accede ai servizi offerti sul sito internet, oltre ad indicare se agli utenti viene resa un'informativa privacy facilmente accessibile e se sono disponibili meccanismi in grado di acquisire il loro consenso all'uso dei dati personali, "anche in considerazione della possibile natura sensibile delle informazioni raccolte e trattate, idonee a rivelare, ad esempio, le opinioni politiche, religiose o gli orientamenti sessuali dell'interessato".

Al Garante della privacy italiano interessa anche il numero degli utenti italiani di Change.org, il luogo dove vengono gestiti i dati e per quanto tempo vengono conservati, la possibile comunicazione a terzi, e quali sono le misure di sicurezza e le tecniche utilizzare per rendere eventualmente anonimi i dati, quindi non associabili ad una identità specifica.

Change.org è la più grande piattaforma di petizioni on-line al mondo con oltre 145 milioni di utenti in 196 paesi, di cui oltre 5.5 milioni in Italia. Da luglio 2012 Change.org è anche in Italia con un sito in italiano. Creata nel 2007 negli Stati Uniti da Ben Rattray, fondatore e CEO di Change.org. Oggi Ben Rattray è riconosciuto come una delle persone più influenti al mondo. A gennaio 2016 Change.org ha superato i 5 milioni di utenti in Italia.

In risposta a quanto chiesto dal Garante della privacy, Change.org ha comunicato in una nota ufficiale che si impegna a "rispondere nei termini indicati, con fiducia nel buon esito, spirito di collaborazione e nel pieno rispetto delle norme."

Elisa Liberatori Finocchiaro, Country Lead di Change.org, ha dichiarato che "ci sentiamo tranquilli e a posto, visto che operiamo in maniera pulita" e la piattaforma non mette in atto "giochi sporchi" specificando che "Change.org non vende gli indirizzi email", detto in risposta a quanto scritto da alcuni media parlando delle 'petizioni sponsorizzate', un servizio che è stato chiuso il 30 giugno scorso e che " si rivolgeva in Italia esclusivamente ad enti non-profit, un servizio volto a mettere in connessione questi enti con i nostri utenti più impegnati". Le petizioni sponsorizzate erano petizioni "chiaramente" riconoscibili perché disponibili soltanto nel flusso post firma, e non nelle email che vengono spedite agli utenti registrati o mostrate nella homepage del sito. L’organizzazione non-profit sponsorizzate "non poteva assolutamente acquisire i dati degli utenti che avevano firmato generiche petizioni su Change.org, ma soltanto quelli (nome, cognome, email e CAP) di chi firmava una petizione chiaramente definita come sponsorizzata e contemporaneamente cedeva all’organizzazione sponsorizzante il consenso al trattamento dei propri dati".

Change.org archivia il minor numero di dati possibile, l’unica cosa di cui un utente ha bisogno per firmare una petizione è un indirizzo email valido.

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