Tiscali presenta studio Il Futuro della della TV

Scritto da , il 12/05/08 | Pubblicata in Operatori | Archivio 2008

 

Tiscali in occasione del lancio del proprio servizio TISCALI TV su scala nazionale, è lieta di presentare lo studio condotto da ISIMM con l’Università Roma Tre.

ISIMM, primario istituto di studio, ricerca e formazione specializzato nel settore dei media e della multimedialità, ha infatti svolto un approfondito studio – diretto dal Prof. Enrico Menduni - sul panorama televisivo internazionale e italiano, da cui emerge chiaramente che la televisione digitale continuerà a conquistare importanti quote di mercato e che tra i diversi modelli di TV digitale (televisione digitale diffusa via satellite; digitale terrestre; televisione digitale diffusa in DVBH via telefono cellulare; televisione digitale diffusa su protocollo IP attraverso la rete Internet) la IPTV si dimostra oggi essere il modello con maggiori possibilità di crescita nel gradimento degli spettatori del futuro.

Molteplici i fattori e i dati che portano a questa conclusione disponibili nello studio pubblicato integralmente su www.tiscali.tv e di cui segue un’estrema sintesi.

Si sta in questi anni assistendo al passaggio del sistema televisivo italiano da un modello generalista, rivolto a tutti, “gratuito” per l’utente, ad un regime misto fra contenuti gratuiti e a pagamento. Il sistema televisivo italiano si avvicina dunque al modello multicanale americano, caratterizzato da sempre dalla compresenza dei networks e dei cable operators.

Il differimento degli orari, in modalità broadcast, comporta la disponibilità di un numero ampio di canali. La modalità broadcast, allo stadio attuale della tecnologia, non permette (né via satellite, né DTT) il video on demand (VOD).. Soltanto lo streaming su protocollo IP permette oggi, e nel futuro immediatamente prevedibile, la possibilità di assicurare sia la pay per view, sia il VOD.

Ciò risulta fondamentale per rispondere ai bisogni di uno spettatore che cambia. In particolare, il continuo relazionarsi con Internet e la sua vastità di contenuti ha favorito lo sviluppo e il miglioramento dei processi decisionali e di selezione dell’utente che è sempre più in grado e
desideroso di rendersi autonomo, affrancandosi dagli orari della programmazione.

Aumenta il tempo vissuto fuori dal domicilio (lavoro, studio, spostamenti, ma anche sport, palestra, cura di sé, intrattenimento), e si riduce conseguentemente l’intervallo disponibile per la fruizione di contenuti televisivi. Il tempo libero viene ripensato come una risorsa scarsa e perciò sempre più preziosa. Nell’odierna fruizione televisiva non c’è spazio per le pause non richieste. Ne deriva un crescente fastidio nei confronti della pubblicità e dei continui slittamenti di orario (che si verificano solitamente nella fascia più pregiata, il prime-time).

L’Electronic Program Guide incorporato è semplice e intuitivo e permette di gestire facilmente la funzionalità integrata nel decoder di Personal Video Recorder, un videoregistratore digitale su hard disk in grado di svolgere varie funzioni, a seconda del tipo e della complessità: mettere in pausa un programma e riprenderne in ogni momento la visione, anche se è in diretta, rivedere una scena del programma si sta guardando, impostare la registrazione automatica di determinate tipologie di contenuti (ad esempio, tutti gli episodi di una serie), o addirittura dell’intera programmazione della rete.

Con la televisione digitale i limiti di tempo e di luogo del modello lineare broadcast vengono annullati; l’autorità di trasmettere come e quando il broadcaster voleva si trasferisce sempre più verso l’utente, che decide quali contenuti, in che orari, se in diretta o in differita.

In tutti i principali Paesi europei (UK, Francia, Germania, Italia, Spagna) così come negli Stati Uniti, dal 2001 al 2006 i canali generalisti terrestri hanno perso pubblico a favore dei nuovi canali trasmessi via cavo e satellite, a testimonianza dell’inesorabile processo di evoluzione.

Il processo di frammentazione del pubblico televisivo procede parallelamente con l’affermarsi del contributo dei clienti (Pay Tv, Pay per View, Video On Demand1) e la ridefinizione dei modelli di finanziamento e di business.

Il fatturato globale del settore televisivo è cresciuto tra il 2002 e il 2006 passando da circa 160 miliardi di Euro del 2002 ai quasi 215 miliardi di Euro del 2006, con un ritmo molto sostenuto, mai inferiore al 6% annuo, che vede gli spettatori contribuire con una sempre più crescente quota che dal 37% passa al 41%.

L’Iptv è l’ultima nata delle piattaforme di Tv digitale. Il suo sviluppo è reso possibile dalla progressiva penetrazione degli accessi in banda larga, con una capacità di trasporto dati superiore ai 4 Mbit/s, e nonostante la sua giovane età la nuova piattaforma televisiva presenta tassi di crescita notevoli in molti Paesi. Con riferimento all’Europa, a fine 2007 essa raggiungeva oltre 2,6 milioni di abitazioni in Francia, 500.000 in Spagna e 300.000 in Italia. Seguono il Regno Unito e la Germania, rispettivamente con 160.000 e 120.000 abbonamenti.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i due maggiori operatori di Telecomunicazioni, AT&T e Verizon, che hanno lanciato i loro servizi di Iptv nel 2006, dopo un lento avvio stanno riscuotendo un successo notevole con tassi di crescita che, nei primi mesi del 2008, raggiungono rispettivamente il 240% e il 113%3.

Rispetto alle differenti piattaforme di Tv digitale disponibili, le caratteristiche della Iptv emergono come superiori a quelle di altre piattaforme, sia con riferimento al numero di programmi disponibili, sia con riferimento ai livelli di interattività.
Nuovi modelli televisivi

In seguito alla convergenza tra mezzi, prodotti e pratiche di consumo, gli spettatori non sono più semplice pubblico ma veri e propri consumatori.

Questo ripensamento dei termini tradizionali vede il destinatario della comunicazione televisiva come un decisore attivo da conquistare e soddisfare con proposte tematiche di percorsi di acquisto (che non sono più solamente audiovisivi), che ne favoriscono la fedeltà e il consumo mediale.

La televisione odierna punta a trasformare i propri prodotti televisivi in veri brand crossmediali (basti pensare a Lost, Desperate Housewives, Dr. House, ma anche reality show come Grande Fratello o L’isola dei famosi) distribuiti in una pluralità di piattaforme – televisione, pc, telefono cellulare, videogame, lettori mp3 – richiede allo spettatore uno spirito da juggler, un giocoliere “capace di far
1 Si intende qui per Pay Tv un bouquet di canali televisivi ricevuti in abbonamento, mediante una sottoscrizione mensile; per Pay per View, l’acquisto di singoli contenuti televisivi da parte del pubblico, spesso a valle della sottoscrizione di un abbonamento, negli orari e nelle date in cui vengono proposti .

Per Video On Demand si intende il prelevamento in qualunque momento, a pagamento, di contenuti televisivi da un menù più o meno ampio.girare in aria più bolle comunicative”, lanciarle e riceverle da altri, in un continuo scambio di contenuti e pratiche di fruizione.

La migrazione televisiva verso il digitale ha una duplice valenza: quella economica (profittabilità dei servizi a valore aggiunto, come pay per view e VOD), e quella politica (affermazione dei servizi IPTV nella sfera pubblica ed effetto di ripetizione sugli altri media), anche mantenendo ascolti contenuti, tenuto conto della scarsa significatività di dati di tipo Auditel, pensati per la tv generalista, quando applicati alla tv digitale.

Un singolo canale digitale non è in grado, né ora né nel prevedibile futuro a breve termine, di generare i volumi di ascolto ritenuti accettabili per la tv generalista. In Inghilterra dove la televisione digitale raggiunge oltre il 70% delle abitazioni, è difficile per un singolo canale superare uno share medio del 2-3%.

Questi numeri, che apparirebbero deludenti nella tv generalista, anche agli investitori pubblicitari, sono invece assai pregevoli per la qualità del pubblico raggiunto e la sua segmentazione. Informazioni su ISIMM

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