Bombe a Boston: i Social Media si mobilitano

 

Bombe alla maratona di Boston: si mobilita il web per tenere informate le persone e anche aiutare l'FBI nelle indagini con la condivisione di foto e video che possono dare una mano

Scritto da Simone Ziggiotto il 17/04/13 | Pubblicata in Altro | Archivio 2013

 

Bombe alla maratona di Boston: si mobilita il web per tenere informate le persone e anche aiutare l'FBI nelle indagini con la condivisione di foto e video che possono dare una mano. I Social Media fonte di informazione e luoghi di riflessione.

Un cerca persone inaugurato per il terremoto di Haiti e attivato nuovamente ieri a Boston dopo gli attentati alla maratona di Boston: siamo stati tra i primi ieri a parlare di Google Person Finder, la piattaforma che ha messo in contatto maratoneti e pubblico con i loro cari che non avevano accesso alle notizie o che non avevano più modo di entrare in contatto con parenti e amici per far sapere che stavano bene.

Oggi su Google Finder sono stati registrati 5.500 record (al momento in cui scriviamo) attraverso i link "Sto cercando qualcuno" in cui inserire il nome di un amico o conoscente che non si riesce a rintracciare e "Ho informazioni su qualcuno" per inserire il nome e cognome di qualcuno in difficoltà, piuttosto che inserire il proprio nome e cognome per far sapere che si sta bene.

Boston attentato

L'attentato di Boston in Video. Video, video e tanti video: sono i filmati che sono stati i primi contenuti ad essere condivisi sul web dalle persone che, per loro sfortuna, si sono ritrovate a vivere in prima persona la catastrofe; ma è grazie a questi video che ora gli agenti di polizia stanno cercando i colpevoli dietro l'attacco, con l'FBI che invita tutti coloro che sono in possesso di un filmato di inviarlo per poterlo esaminare.

L'attentato di Boston su Twitter. Twitter è stato forse uno dei primi social network in cui sono circolati i momenti di terrore, raccontati in meno di 140 caratteri; il terrore dopo la notizia della strage a Boston continua anche in queste ore attraverso gli hashtag #bostonmarathon e #prayforboston che diventano parole simbolo di paura e disperazione di coloro che sperano di avere informazioni positive di parenti e amici.

Twitter è stato nel frattempo di grande aiuto all'FBI, in quanto è stato il primo sito dove un utente ha condiviso una foto che ritrae un uomo sospetto sul tetto di un palazzo a pochi istanti dallo scoppio della prima bomba. Su Twitter nasce quindi il giallo dell'uomo sul tetto, ma Twitter è anche luogo di discussione di complotti su quanto è accaduto (basta digitare #falseflag).

Google Persona Finder. Il 'cerca persone' di Google si trasforma per l'occasione in Person Finder Boston Marathon, la piattaforma Google nella quale è possibile cercare persone, ma anche inserire il proprio nome per far sapere che si è salvi. Questo sito di supporto per familiari e amici di coloro che hanno vissuto dal vivo una tragedia fu lanciato anche durante il terremoto che ha colpito Haiti alcuni anni fa; il tweet attraverso cui è stato reso noto ieri il lancio del servizio in pochi minuti è stato condiviso da 6.000 persone. In un giorno, ci sono 5500 persone che hanno inserito il proprio nome in Person Finder Boston Marathon.

Le foto via Instangram. Instangram, principale piattaforma di condivisione di foto, continua a raccogliere le foto orribili di quanto è successo a Boston, con alcuni utenti che hanno condiviso immagini con l'aggiunta di messaggi di speranza e con l'augurio che cose simili non accadano più. Diverse foto con sullo sfondo le persone travolte dalla bomba con a fianco la scritta Pray for Boston (Pregate per Boston) sono state caricate sul web nelle ultime ore. 

Questo per dire che i social media, nel loro piccolo, sono in grado di fare tanto.

 

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