E' reato la sostituzione di persona in chat

 

La Cassazione ha sentenziato che è reato spacciarsi per un'altra persona nelle comunicazioni via internet, facendo entrare di fatto il 'nickname' nella giurisdizione italiana

Scritto da Simone Ziggiotto il 01/05/13 | Pubblicata in Altro | Archivio 2013

 

La Cassazione ha sentenziato che è reato spacciarsi per un'altra persona nelle comunicazioni via internet, facendo entrare di fatto il 'nickname' nella giurisdizione italiana. Il giudice ha condannato una donna che ha divulgato in rete il numero di cellulare del suo ex datore di lavoro.

Chi si spaccia per qualcun'altro sulle chat rischia una condanna in tribunale. A deciderlo è una sentenza con cui la Cassazione ha confermato la condanna di una donna che aveva condiviso su una chat il numero di telefono cellulare del suo ex datore di lavoro, con cui ha avuto una causa civile. La vittima, che non sapeva quanto stava accadendo, aveva iniziato a ricevere telefonate e messaggini da parte di persone che inviavano mms con immagini porno chiedendo di partecipare ad incontri erotici, ma anche contenenti insulti e minacce.

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I giudici della Suprema Corte hanno quindi deciso che il reato di sostituzione di persona ricorre anche quando si attribuisce ad altri un falso nome, più nello specifico:

"il reato di sostituzione di persona ricorre non solo quando si sostituisce illegittimamente la propria all'altrui persona, ma anche quando si attribuisce ad altri un falso nome o un falso stato ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, dovendosi intendere per 'nome' non solo il nome di battesimo ma anche tutti i contrassegni di identità".

Per la Cassazione, bisogna stare attenti anche ai nickname usati, perchè possono fare riferimento a persone che in realtà non sono quelle vere. Il nickname, quando non ci sono dubbi al suo riferimento ad una persona fisica, assume lo stesso valore dello pseudonimo, la cui attribuzione, a sè o ad altri, "integra pacificamente il delitto di cui all'articolo 494 cp.", ovvero il reato di sostituzione di persona.

La donna che ha condiviso via chat il numero di telefono del suo ex datore di lavoro è stata condannata dal primo grado di giudizio fino alla Cassazione, che respinge quindi le proteste dell'imputata che da sempre ha negato l'ipotesi di reato, perché di fatto ha sì dato il numero di una terza persona ma non si era spacciata per colei. La Corte Suprema ha sottolineato quindi il bisogno di dare un'interpretazione più ampia del reato (articolo 494 del Codice penale) vista la recente e continua evoluzione tecnologica. In passato (sentenza 12479/2011) il reato di "sostituzione di persona" era condannabile previa la creazione di un account di posta elettronica con il quale ci si appropriava delle generalità di una terza persona, danneggiando la sua identità. Da ora in poi:

"vanno ricompresi quelli, come i cosiddetti nicknames utilizzati nelle comunicazioni via internet che attribuiscono una identità sicuramente virtuale, in quanto destinata a valere nello spazio telematico del web, la quale tuttavia non per questo è priva di una dimensione concreta, non essendo revocabile in dubbio che proprio attraverso di essi possono avvenire comunicazioni in rete idonee a produrre effetti reali nella sfera giuridica altrui, cioè di coloro ai quali il 'nickname' è attribuito".
 

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