Web Tax, il compenso equo e' ingiusto

 

Confindustria Digitale chiede al Ministro dei Beni Culturali di non aumentare il compenso per la copia privata di contenuti acquistati legalmente

Scritto da Simone Ziggiotto il 23/12/13 | Pubblicata in Altro | Archivio 2013

 

Web Tax, il compenso equo e' ingiusto

Confindustria Digitale chiede al Ministro dei Beni Culturali di non aumentare il compenso per la copia privata di contenuti acquistati legalmente. Bisogna risolvere il problema del fisco digitale in sede europea.

Perchè quando compriamo uno smartphone o altro dispositivo tecnologico di ultima generazione dobbiamo pagare un compenso anticipato nel caso in cui si copino opere coperte da licenze o dal diritto d’autore, cosa meglio nota come 'web tax' contenuta nella Legge di Stabilità? Ha provato a spiegarlo alla stampa sabato scorso il presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi, che a Roma ha rappresentato le aziende dell’Informatica, delle Telecomunicazioni e dell’elettronica di consumo.

"Quella sulla web tax è una decisione senza senso, fuori dalle regole europee, che continua a creare indeterminatezza e sconcerto nel settore dell'informatica. Noi non abbiamo mai detto che non si debbano pagare le tasse sui prodotti digitali ma questo è un grande tema globale, su cui sono già al lavoro sia l'Ocse sia la Ue, che dovrà presentare una proposta nel settembre 2014, proprio quando l'Italia avrà la presidenza europea. E' una decisione populista".

La web tax prevede l'obbligo di partita Iva per gli spazi pubblicitari e la salvaguardia del diritto d'autore sul web. Lo stesso obbligo era stato introdotto dalla commissione Bilancio della Camera per poi essere cancellato dalla stessa per le aziende che del commercio elettronico.

"Il presidente della commissione bilancio della Camera, Boccia, ha detto che adesso anche Google porterà valore in Italia, confondendo il valore con il gettito fiscale. Per noi invece il valore è lo sviluppo, l'occupazione, la ricerca e rispetto a questi fattori di crescita spesso le tasse sono un freno, non certo uno stimolo".

Parisi spiega che, secondo lui, "E’ giusto pagare un compenso equo, e l’equità dovrebbe misurarsi in base al consumo, non in base alle esigenze della Siae". La Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE), ente pubblico economico preposto alla protezione e all'esercizio dell'intermediazione dei diritti d'autore, secondo l'emendamento, aumenterà dal prossimo anno la tassa che grava su tutti i dispositivi dotati di memoria. Lo Stato lo chiama "equo compenso" e viene motivato per compensare i proprietari di copyright per eventuali usi illeciti che gli utenti possono fare con i dispositivi. "Sono soldi sottratti all'industria dell'elettronica e quindi alle tasche dei consumatori", dice l'avvocato Guido Scorza.

La Confindustria Digitale propone al ministro Bray di sospendere l’aumento attualmente vigente, convocando un tavolo tecnico "con le parti interessate e condurre uno studio indipendente sull'evoluzione tecnologica e il comportamento dei consumatori e emanare in tempi rapidi un decreto che definisca un compenso effettivamente equo".

Va detto che la nostra 'web tax' "è una normativa che va contro le regole di armonizzazione dell'Iva, imposte dall'Europa", spiega Parisi, secondo cui "imporla solo in un Paese non ha senso. Noi diciamo che ci devono essere regole europee e non Paesi che hanno un proprio regime fiscale".
 

Ultime notizie

 
 

Notizie per Categoria

 
 

Seguici

 

Promozioni Consigliate

 
Vuoi restare aggiornato ?