Creatore del pop-up si scusa per questo 'odioso strumento'

 

L'uomo che ha creato il pop-up, un tipo di pubblicità che gli utenti di Internet amano odiare, si sta scusando per la sua creazione 'odiosa'

Scritto da Simone Ziggiotto il 22/08/14 | Pubblicata in Altro | Archivio 2014

 

Creatore del pop-up si scusa per questo 'odioso strumento'

L'uomo che ha creato il pop-up, un tipo di pubblicità che gli utenti di Internet amano odiare, si sta scusando per la sua creazione 'odiosa'.

Fastidiosa per tutti coloro che utilizzano il Web, la pubblicità in pop-up è stata ideata da Ethan Zuckerman, che ha lavorato per la funziona a metà degli anni 1990 quando era un programmatore per un Web host chiamato Tripod. In un articolo pubblicato sul mensile americano Atlantic, Zuckerman cerca di spiegare come sia stato possibile creare il pop-up.

Il banner pubblicitario in pop-up (così come gli altri banner pubblicitari) può essere odiato dalla maggior parte che navigano sul Web, ma va ricordato che serve per pagare il contenuto che si sta visitando. La pubblicità è spesso vista come un male necessario che dobbiamo affrontare per poter utilizzare il Web senza dover pagare per ogni sito visitato. Ma più la pubblicità è visibile, più ci si lamenta, il che ci porta al pop-up che è forse una delle forme di pubblicità online più invasive che ci siano.

Descrivendo le origini del pop-up, Zuckerman ha detto che il modello di business che ha finanziato la Tripod era di vendere pubblicità sui siti che ospitava il webhosting. Il problema, ha spiegato Zuckerman, è che, ai tempi, non c'erano algoritmi per stabilire quale pubblicità fosse interessante per un certo tipo di utente (la pubblicità basata sugli interessi, ricerche su internet per ciascun utente). "Un giorno una casa automobilistica si lamentò perché i suoi banner comparivano su un sito di materiale pornografico", spiega al mensile. La soluzione fu il pop-up, "un modo per separare la pubblicità dal contenuto". Zuckerman tiene a precisare che "ho scritto il codice per aprire una finestra ed eseguire un annuncio in essa. Mi dispiace. Le nostre intenzioni erano buone."

Nel suo articolo, Zuckerman tocca il tema di come paghiamo per fruire del Web, soprattutto in un momento in cui gli inserzionisti cercano di raccogliere quante più informazioni su di noi navigatori per vendere i loro prodotti al pubblico giusto. E'questo il tipo di Internet che vogliamo, o c'è una soluzione migliore? Ora direttore presso il Center for Civic Media presso il MIT, Zuckerman ha una forte opinione verso la pubblicità sul web:

"Non esiste una sola "risposta giusta" per la questione di come paghiamo per lo strumento che ci permette di condividere conoscenze, le opinioni, le idee, e le foto di gatti carini. Se abbracciamo i micropagamenti, l'appartenenza, crowdfunding, o qualsiasi altro modello, siamo tenuti ad subire conseguenze indesiderate.

Ma dopo 20 anni di web supportato dalla pubblicità possiamo notare come il nostro modello attuale è sbagliato, rotto, e corrosivo. E' tempo di cominciare a pagare per la privacy, per sostenere i servizi che amiamo, e ad abbandonare quelli che sono gratuiti. Gli utenti non sono un prodotto da vendere".

Ethan Zuckerman da ormai diversi anni cerca di scusarsi per il 'male' che ha fatto creando il pop-up lottando per un web libero e senza rischi per la privacy degli utenti. Nel gennaio 2007, è entrato a far parte dell'Advisory board della Wikimedia Foundation. Nel 2011 è stato indicato da Foreign Policy come uno dei cento più influenti intellettuali dell'anno, e nel settembre dello stesso anno ha inizia a lavorare al MIT Center for Civic Media come direttore. Ha pubblicato il saggio Rewire: Digital Cosmopolitans in the Age of Connection, sullo stato della globalizzazione dell'informazione e sull'impatto che essa può avere nella formazione di una nuova classe dirigente di pensatori brillanti e multiculturali.

Siamo pronti per un web a pagamento? Già oggi molti giornali online richiedono ai visitatori la sottoscrizione di un abbonamento per poter leggere gli articoli. E questo è solo l'inizio.

Per il problema dei pop-up, per fortuna oggi quasi tutti i browser desktop e mobile consentono agli utenti di decidere se impedire l'apertura automatica di pop-up oppure no.

 

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