Pirateria su Android e iOS: il caso Dead Trigger

 

Produrre videogiochi di punta per dispositivi mobili in uno scenario con un tasso "estremamente" alto di pirateria non è semplice

Scritto da Maurizio Giaretta il 09/08/12 | Pubblicata in Applicazioni | Archivio 2012

 

Produrre videogiochi di punta per dispositivi mobili in uno scenario con un tasso "estremamente" alto di pirateria non è semplice. Infatti i profitti per le software house diminuiscono e con essi potrebbe sparire anche l'interesse a realizzare app di qualità.

Come abbiamo raccontato pochi giorni fa, Dead Trigger, un videogioco per smartphones e tablet, è recentemente stato reso disponibile a costo zero nel Google Play Store. Fino a pochi giorni prima, era scaricabile a 79 centesimi.

Questa mossa, seppur necessaria proprio a causa dell'alto tasso di pirateria, ha consentito a MadFinger Games di continuare a guadagnare (con gli acquisti in-app), generando tuttavia il malcontento tra coloro che fino al giorno prima avevano pagato per scaricarlo.

La stessa software house ha deciso, pochi giorni dopo, di fare la stessa mossa anche nell'App Store, decidendo tuttavia di dare un rimborso a coloro che avevano pagato per scaricare Dead Trigger.

Su The Verge è stata pubblicata un'interessante intervista con il CEO di Madfinger, Marek Rabas, nella quale sono stati spiegati i motivi a monte di queste scelte.

Nel periodo che ha preceduto l'abbattimento dei costi di download, secondo la software house l'80 e il 60% degli utenti rispettivamente di Android e iOS stava giocando con copie illegali. Per quanto riguarda altri titoli come Shadowgun e Samurai II, il tasso di pirateria era arrivato addirittura a oltre il 90 e l'87%.
 
"Non abbiamo voluto punire gli utenti iOS per il minor tasso di pirateria nell'App Store"


 
Uno dei vantaggi dell'essere un piccolo sviluppatore indipendente è quello di poter provare diverse soluzioni di pagamento. Infatti, come si legge su The Verge, i guadagni dal canale in-app esistevano già anche prima che il gioco fosse reso disponibile gratuitamente.

Gli utenti comunque avevano la possibilità di finire il gioco senza acquisti in-app.
L'esperienza ha insegnato che sono i piccoli acquisti a rendere redditizio un gioco. "Vendere [Shadowgun] a 8 dollari non dava alcuna maniera di difendersi dalla pirateria".
 
Dovrebbe essere il produttore del servizio a fornire gli strumenti agli sviluppatori per difendersi contro la pirateria. Il capo di Madfinger comunque pensa che Google e Apple si stiano impegnando per arginare il problema. Per esempio la crittazione su Jelly Bean è uno spostamento verso la giusta direzione.

Pirateria su Android: Dead Trigger ora scaricabile gratuitamente

 
Dead Trigger è un videogioco per smartphones e tablet che, dopo aver riscontrato diversi problemi di pirateria, è stato messo in vendita sul Google Play Store a 0 euro.
Fino a pochi giorni fa il titolo (che è disponibile anche per iOS) poteva essere scaricato dai dispositivi Android a meno di un euro, tuttavia lo sviluppatore si è reso conto che i guadagni sarebbero stati maggiori proponendolo gratis e contando sugli acquisti in-app.
 
Madfinger, lo sviluppatore di Dead Trigger, con un articolo su Facebook ha definito "incredibilmente alta" la pirateria su Android.
Dead Trigger è un titolo d'azione ben fatto, caratterizzato da un'ottima grafica, nel quale bisogna vedersela con dei famelici zombie. Per un gioco del genere il prezzo inferiore a 1 euro non era nemmeno troppo alto.
 

 
Non si tratta di un gioco freemium; si potrà giocare gratuitamente anche senza alcun acquisto in-app. Coloro che lo hanno acquistando pagando ora staranno storcendo il naso, tuttavia mettendosi nei panni di chi vende il gioco la scelta di renderlo gratuito è comprensibile.
 
La notizia può sembrare positiva per gli utenti, che nell'immediato possono scaricare titoli gratuitamente. Tuttavia gli sviluppatori di alta qualità potrebbero diventare seriamente scoraggiati a produrre giochi. Per esempio il produttore di Infinity Blade, Epic Games, tempo fa aveva confidato di aver esitato a rilasciare la versione per Android proprio a causa dei download illegali.
 
PCWorld riporta che in un'indagine campionaria condotta da Yankee Group e Skyhook Wireless che ha coinvolto 75 sviluppatori, il 27% crede che la pirateria sia un "problema enorme". Per il 26% la questione è "abbastanza problematica". Più della metà degli intervistati pensa che Google non stia facendo abbastanza per prevenire il problema.
 

Android Market: aggirate le protezioni contro la pirateria

 
A fine Luglio Google aveva annunciato la disponibilità per gli sviluppatori di nuove API in grado di garantire un controllo completo delle applicazioni, verificando se fossero state legalmente acquistate e scaricate da Android Market oppure se fossero state installate nel terminale in maniera illegale.
 
La pirateria informatica è presente in ogni dispositivo, dai PC alle console, e anche gli smartphone ne risentono sempre di più. Sebbene la maggioranza delle applicazioni dell'Android Market costi pochissimo, molti utenti installano software pirata sui propri telefonini Android.
 
Con le nuove API di Google sembrava essere arrivata finalmente una soluzione contro la pirateria, purtroppo però sembra che queste nuove API siano facilmente disattivabili. Secondo quanto svelato da un blog straniero, è sufficiente modificare due linee di codice per disattivare la verifica remota.
L'idea di base delle API di Google era molto valida, tuttavia è necessario che i programmatori di Mountain View si impegnino a sviluppare delle API più sicure e più difficili da modificare, altrimenti il fenomeno della pirateria su Android diventerà sempre più diffuso.
 
 
 

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