WhatsApp, un servizio da sempre carente in sicurezza

 

WhatsApp è un servizio in grado di preservare la sicurezza degli utenti? Questa domanda la ha ufficialmente avanzata ieri il Garante della Privacy italiano

Scritto da Maurizio Giaretta il 28/02/13 | Pubblicata in Applicazioni | Archivio 2013

 

WhatsApp è un servizio in grado di preservare la sicurezza degli utenti? Questa domanda la ha ufficialmente avanzata ieri il Garante della Privacy italiano. Tuttavia il servizio di messaggistica istantanea che fa gola a numerosissimi utenti di smartphones per la possibilità di inviare messaggi di testo tramite internet è da sempre stato poco sicuro.

Le richieste del Garante - "Come utilizzate i dati degli utenti italiani?" ha domandato il Garante della Privacy alla società californiana che sta dietro al popolare servizio di messaggistica. L'applicazione, infatti, una volta installata accede automaticamente a tutti i contatti della rubrica del tablet o dello smartphone. Essa si collega, pertanto, "a dati personali di soggetti terzi" indipendentemente dal fatto che questi ultimi usino o meno il servizio.

Persone ignare, dunque, finiscono nel database di WhatsApp. Il problema legato all'assenza della possibilità di scelta sui contatti da monitorare, comunque, non è la prima volta che emerge. A fine Gennaio era arrivata un'accusa di violazione della privacy in Canada e nei Paesi Bassi. Ora tocca all'Italia. Ecco un estratto del comunicato ufficiale. Un approfondimento si può trovare nel nostro articolo di ieri.

"Il Garante ha dunque scritto a WhatsApp Inc. chiedendo di chiarire una serie di aspetti: quali tipi di dati personali degli utenti vengono raccolti e usati al momento dell'iscrizione e nel corso dell'erogazione dei servizi di messaggistica e condivisione file; come vengono conservati e protetti questi dati; le misure adottate (es. cifratura, generazione di credenziali etc.) per limitare il rischio di accesso da parte di soggetti diversi dagli interessati [...]. L'Autorità ha inoltre chiesto di sapere per quanto tempo vengono conservati i dati degli utenti e il numero degli account riferibili a quelli italiani".

WhatsApp è storicamente un servizio poco sicuro

In ogni caso, non è una novità se diciamo che WhatsApp è storicamente un servizio poco sicuro. Ciò che si risparmia economicamente si rischia di pagarlo in termini di informazioni personali.

A Settembre era emersa la presenza di una falla di sicurezza che avrebbe potuto consentire a malintenzionati di entrare in possesso dei dati dell'account di qualunque utente. L'unico prerequisito era la conoscenza preventiva del codice IMEI della vittima. A Maggio invece era stato individuato un altro punto debole che avrebbe permesso a malintenzionati di accedere al database SQLite dei messaggi sui telefoni rooted.

Una curiosità - WhatsApp è una piattaforma talmente diffusa da venire usata anche dall'allenatore di calcio Tito Villanova per comunicare con il suo vice da New York durante le partite del Barcellona.

Che la fine di WhatsApp sia in arrivo?

Se l'installazione del servizio sul proprio telefono o tablet è gratuita, non è la stessa cosa per il rinnovo annuale. Dopo i primi 12 mesi, infatti, bisogna sborsare 79 centesimi su Android (o 89 su iOS) per garantire il funzionamento per altri 12 mesi. Il problema è che per farlo bisogna associare una carta di credito, oppure un account PayPal. Per molti utenti potrebbe essere seccante trovarsi a registrare su Google questo tipo di dati personali per il pagamento di una cifra così bassa.

Che la fine di WhatsApp sia in arrivo? La domanda potrebbe sembrare improbabile, soprattutto considerando il fatto che la piattaforma vanta milioni di utenti in tutto il mondo. Tuttavia sia per Android che per iOS (e per gli altri OS mobili) ci sono tante altre applicazioni che consentono di risparmiare sugli SMS (un esempio? Viber). Considerando la volubilità del mondo mobile, non ci sbalordiremmo di vedere nel giro di poche settimane una forte crescita di Viber ai danni di WhatsApp.

 

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