Google, 3 dipendenti condannati per violazione della privacy

 

Nel 2006 uno studente torinese filmò e pubblicò un filmato su Google Video; questo mostrava degli episodi di bullismo ai danni di un compagno di classe autistico

Scritto da Maurizio Giaretta il 25/02/10 | Pubblicata in Google | Archivio 2010

 

Nel 2006 uno studente torinese filmò e pubblicò un filmato su Google Video; questo mostrava degli episodi di bullismo ai danni di un compagno di classe autistico. Dopo poche ore, in seguito alla segnalazione delle forze della Polizia, il video fu rimosso. Successivamente l'autore venne conddannato da un giudice di Torino a svolgere 10 mesi di lavori socialmente utili.

Il caso, che secondo quanto afferma Google nella sua nota ufficiale "normalmente si considererebbe concluso", dopo un pò di tempo si è protratto, in quanto un Pubblico Ministero di Milano decise di accusare quattro dipendenti Google: David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer e George Reyes (che lasciò la compagnia nel 2008).

L'accusa? Pubblica diffamazione e mancata osservanza delle norme italiane sulla privacy.

Per chiarezza, Google sottolinea che "nessuno dei quattro ebbe nulla a che fare con questo video. Nessuno ci apparse, lo filmò, lo caricò o lo commentò. Nessuno dei quattro era a conoscenza del video fino a quando non vene rimosso".

In conclusione, i tre dirigenti Google David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes sono stati condannati a sei mesi per violazione della privacy, poichè gli stessi erano stati ritenuti 'non colpevoli' dall'accusa di diffamazione.

Secondo Google: "In sintesi, questa sentenza significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per contenuti che vengono caricati dagli utenti. Ci appelleremo a questa decisione sconcertante perchè i dipendenti Google coinvolti in questa faccenda non hanno nulla a che fare con il video in questione".

Come dar torto a Google? Si possono realmente considerare penalmente responsabili delle persone che, come questo caso dimostra, non sono nemmeno a conoscenza dell'esistenza di un video? Anche dando ragione a Google, come si può tutelare in maniera efficace la privacy delle persone in casi del genere?
 

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