Google: brevetti liberi per software open source

 

Google si prende l'impegno di non perseguire gli sviluppatori che realizzano programmi open source basati su software di proprietà Mountain View

Scritto da Simone Ziggiotto il 29/03/13 | Pubblicata in Google | Archivio 2013

 

Google si prende l'impegno di non perseguire gli sviluppatori che realizzano programmi open source basati su software di proprietà Mountain View. Con l'Open Patent Non-Assertion Pledge (OPN) Google non citerà in giudizio titolari di prodotti open source per rivendicare brevetti specifici.

Diversamente da quanto ci si poteva aspettare, se facciamo un riferimento alla 'guerra' che coinvolge i big della tecnologia, Google ha deciso di non perseguire gli sviluppatori che realizzeranno programmi 'open source' utilizzando software di sua proprietà.

"Crediamo che un sistema aperto vinca. Il software 'open source' e' stato alla radice di molte innovazioni nel 'cloud', su dispositivi mobili e in generale sul web".

Google

La nuova politica di Google, chiamata ’Patent Non-Assertion Pledge ’ sarà applicata già entro breve ad alcuni brevetti. I primi che vengono 'liberati' sono quelli relativi a MapReduce, una tecnologia che permette di elaborare dati. Google si impegna quindi a non citare in giudizio utenti, distributori o sviluppatori di software basati su brevetti di MapReduce, a patto che siano progetti open-source, da cui gli sviluppatori non ricavano guadagni.

Da quanto apprendiamo dalla pagina Open Patent Non-Assertion Pledge,

"Google garantisce l’uso gratuito di alcuni dei suoi brevetti in relazione con il software libero o open source, ossia qualsiasi software concesso in licenza o altrimenti distribuito al pubblico in modo tale da soddisfare qualsiasi versione di "Definizione di open source" fornito dall’Open Source Initiative presso opensource.org/osd o qualsiasi versione di "definizione di Software Libero" offerto dalla Free Software Foundation presso gnu.org/philosophy/free-sw.html ”.

E questo è solo l'inizio: Google ha infatti annunciato di espandere il proprio impegno di "astensione temporaneo dalla guerra" su altre tecnologie, con l'obiettivo di diventare un modello per l’industria e incoraggiare anche altri titolari di brevetti, tra cui Cloudera e IBM, di seguire il suo esempio.

Il colosso della ricerca ha da sempre rivendicato di fronte al giudice di competenza i suoi brevetti per attaccare la concorrenza e ha partecipato alle aste per l’acquisizione di varie proprietà intellettuali nel settore della telefonia. Da ora in poi, per quanto concerne il software open source, Google non prenderà provvedimenti giudiziari.

 

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