Google deve eliminare i completamenti automatici se richiesto

 

La Corte di Cassazione tedesca ha imposto a Google l'eliminazione delle combinazioni di termini proposte dalla sua funzione di completamento automatico nella casella di ricerca che risultano "diffamatorie e lesive dei diritti della personalità"

Scritto da Simone Ziggiotto il 15/05/13 | Pubblicata in Google | Archivio 2013

 

La Corte di Cassazione tedesca ha imposto a Google l'eliminazione delle combinazioni di termini proposte dalla sua funzione di completamento automatico nella casella di ricerca che risultano "diffamatorie e lesive dei diritti della personalità".

La sentenza arriva dopo che un imprenditore tedesco, come segnalato da La Stampa di oggi, aveva querelato il colosso della ricerca sul web in seguito alla scoperta che, digitando il suo nome sul motore di ricerca, le frasi consigliate da Google prima di premere il pulsante 'invio' (quelle che compaiono sotto la barra per abbreviare il tempo della ricerca) erano "Scientology" e "truffa". L'imprenditore, che non centra nulla con il significato dei precedenti termini, si è ritenuto diffamato.

Google ricerca Bettina Wulff

Similmente, la sentenza riguarda il caso portato alla luce da Bettina Wulff, moglie separata dell'ex presidente federale Christian Wulff, che aveva fatto causa per la stessa ragione dell'imprenditore a Google per via delle parole consigliate dalla funzione di completamento automatico e associate al suo nome.

Scrivendo "Bettina Wulff" nella casella di ricerca di Google, come vedete nella foto qui sopra, il completamento automatico suggerisce "Bettina Wulff neuer mann", "Bettina Wulff prostitution" e "Bettina Wulff escort-dame". Tralasciando prima combinazione, la seconda e la terza vogliono dire "Bettina Wulff prostituta" e "Bettina Wulff escort", in riferimento a notizie infondate che circolavano anni fa su un suo passato di prostituzione.

La Cassazione tedesca ha spiegato che Google e i gestori dei motori di ricerca in generale non devono per forza controllare se le combinazioni di parole proposte in automatico violano o meno la legge, ma ne sono responsabili nel momento in cui l'interessato richiede l'eliminazione di una determinata combinazione perchè ritenuta ledere i diritti della sua personalità. Se il motore non cancella la combinazione, allora l'interessato può procedere per vie legali.

I legali di Bettina Wulff avevano sospeso la querela in attesa della sentenza della Cassazione giunta ieri, che di fatto impone a Google di eliminare le associazioni ogni volta che l'interessato ne fa richiesta. A questo punto, i legali della Wulff possono chiedere a Big G la cancellazione delle associazioni e chiudere il caso; se Google non procederà come da richiesta, i legali potranno portare avanti la querela nei confronti della società.

Google si difende definendo incomprensibile la decisione dei giudici, in quanto sottolinea come è già possibile richiedere la cancellazione di specifiche associazioni attraverso un modulo online. Inoltre, ha spiegato che Autocomplete (così si chiama il servizio di completamento automatico) non propone combinazioni scelte da Mountain View ma si basa sulle combinazioni che vengono maggiormente ricerche dagli utenti. "Non è dunque comprensibile che Google sia chiamata a pagare per i criteri di ricerca dei suoi utenti", ha spiegato il portavoce Kay Oberbeck.
 

Ultime notizie

 
 

Notizie per Categoria

 
 

Seguici

 

Promozioni Consigliate

 
Vuoi restare aggiornato ?