Diritto all'oblio: Google non ha obbligo di cancellare dati

 

Google non è obbligata a cancellare i dati personali pubblicati da altri siti e che Google trova

Scritto da Simone Ziggiotto il 25/06/13 | Pubblicata in Google | Archivio 2013

 

Google non è obbligata a cancellare i dati personali pubblicati da altri siti e che Google trova.

A dirlo è l’avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione Europea, dando ragione a Google Spagna che aveva presentato un ricorso contro l’Agenzia spagnola per la protezione dei dati degli utenti. L’autorità aveva imposto a Big G di eliminare tutti i dati di un soggetto che erano stati pubblicati online, su un giornale per cui scriveva, perché costui non voleva più comparire tra i risultati delle ricerche sul motore di ricerca. 

Google

L’avvocato generale della Corte ha ritenuto che le aziende che forniscono un servizio di motore di ricerca, come in questo caso Google, non hanno responsabilità, per quanto concerne la direttiva protezione dei dati di una persona, se "nelle pagine web che essi trattano" siano presenti loro dati personali.

Stando a quanto ha riferito l’avvocato generale, l'azienda di Mountain View non deve quindi essere considerata responsabile del "trattamento dei dati personali che compaiono nelle pagine web" che vengono rese accessibili attraverso i risultati delle ricerche web.

Inoltre, "un’autorità nazionale per la protezione dei dati non può imporre ad un fornitore di servizi di motore di ricerca su Internet di eliminare informazioni dal suo indice" a meno che, dice l'avvocato, nei casi in cui "tale fornitore non abbia rispettato i codici di esclusione o non si sia conformato ad una richiesta proveniente dal sito web concernente un aggiornamento della memoria cache".

La direttiva "non istituisce un diritto all’oblio generalizzato", continua l'avvocato. Di conseguenza, "non si può far valere nei confronti di fornitori di servizi di motore di ricerca fondandosi sulla direttiva", neanche nel caso di "un’interpretazione alla luce della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea".

Nel diritto, il "diritto all'oblio" indica una "particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità, senza particolari motivi, di precedenti pregiudizievoli, per tali intendendosi propriamente i precedenti giudiziari di una persona". Seguendo questo principio non è, ad esempio, legittimo diffondere dati circa condanne ricevute o comunque altri dati sensibili di simili ambiti, a meno che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca.

Nel nostro Paese, il principio del diritto all'oblio viene tutelato dal Garante per la protezione dei dati personali, che, nel 2005 ha cercato di trovare una soluzione tecnica per garantire la trasparenza sull'argomento ed evitare che si creino, tramite i motori di ricerca, delle problematiche elettroniche. 

Il diritto "ad essere dimenticati online" è la possibilità di cancellare, anche dopo parecchi anni il materiale che può risultare sconveniente e dannoso per soggetti che sono stati protagonisti in passato di fatti di cronaca. Di molto si è discusso su questo argomento, per il quale, oggi, il giudice pare aver fatto più luce.
 

 

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