Google: la Turchia sta bloccando il nostro servizio DNS

 

Google ha confermato questo weekend che il suo servizio Domain Name System (DNS), che traduce gli indirizzi IP numerici in nomi di dominio più leggibili, è stato bloccato in Turchia

Scritto da Simone Ziggiotto il 31/03/14 | Pubblicata in Google | Archivio 2014

 

Google: la Turchia sta bloccando il nostro servizio DNS

Google ha confermato questo weekend che il suo servizio Domain Name System (DNS), che traduce gli indirizzi IP numerici in nomi di dominio più leggibili, è stato bloccato in Turchia.

Google ha ricevuto diverse segnalazioni credibili e "confermate" che il suo servizio DNS viene intercettato dalla maggior parte dei fornitori di servizi Internet (ISP) turchi, come lo stesso ingegnere della sicurezza Steven Carstensen ha scritto sul blog ufficiale di Google. Carstensen ha equiparato il depistaggio Web a qualcuno che cambia i numeri di telefono nella rubrica:

"Ma immaginate se qualcuno avesse cambiato la vostra rubrica telefonica con un'altra, che sembra più o meno la stessa di prima, tranne che per i numeri sbagliati di alcune persone. Questo è in sostanza quello che è successo: gli ISP turchi hanno creato i server che mascherano il servizio DNS di Google".

Anche se non direttamente indicato nel post sul blog di Google, sembra probabile che i server DNS pubblici di Google sono stati bloccati per impedire alle persone di raggirare il divieto imposto dal Governo turco su siti come YouTube e Twitter. I cittadini turchi, anche con il blocco, erano infatti in grado (almeno quelli più esperti) di impostare i propri PC e dispositivi mobili per poter utilizzare gli indirizzi IP pubblici di Google, 8.8.8.8 e 8.8.4.4, e superare il divieto imposto nel paese di entrare in Twitter e Youtube. Questo trucchetto ora non può più essere attuato, visto che anche gli indirizzi DNS sono stati bloccati.

Il governo turco ha reso indisponibile Twitter dallo scorso 20 marzo per 76 milioni di cittadini del paese dopo che il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha denunciato il sito in seguito alle accuse contro di lui di corruzione politica che si sono sparse in tutto il social network.  Il governo ha poi minacciato anche di oscurare Youtube e Facebook, parole poi concretizzate almeno per il sito di video sharing. Google, in una dichiarazione al Wall Street Journal, ha detto che sostiene "un Internet libero e aperto in tutto il mondo" e si dice preoccupata di quanto sta accadendo in Turchia.

Google e situazione in Turchia: La Turchia vuole bloccare YouTube

Appena una settimana dopo che la Turchia ha bloccato gli accessi locali a Twitter, l'autorità delle telecomunicazioni del paese Giovedi ha istituito un divieto anche contro YouTube.

Il blocco arriva dopo che, secondo quanto riferiscono i media locali, una registrazione audio è stata caricata su YouTube nella quale alcuni funzionari governativi e militari presumibilmente discutevano della situazione della sicurezza in Siria. L'audio si sostiene di essere una registrazione dei funzionari del governo che cercavano di capire come giustificare degli attacchi aerei contro la Siria. Il Ministero degli Esteri della Turchia ha detto che la registrazione è stata manipolata ed era una "prima minaccia per la sicurezza nazionale", secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Anadolu della Turchia.
 
Nonostante il divieto, il sito di video-sharing sembra essere ancora ampiamente accessibile nel paese, secondo il Washington Post. Gli utenti sono probabilmente in grado di utilizzare VPN (reti private virtuali) e altre soluzioni alternative per continuare ad accedervi. Google, che è proprietaria di Youtube, al momento non ha commentato il caso.
Di sicuro questa ennesima decisione da parte dell'autorità delle telecomunicazioni di bloccare un sito sociale susciterà ulteriore scalpore in tutto il mondo, considerando anche che tra qualche settimana in Turchia sono previste le prossime elezioni politiche. Il governo turco ha reso inaccessibile ai cittadini il sito di microblogging Twitter la scorsa settimana, dopo che il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha denunciato il sito. "Faremo sopprimere Twitter. Non mi interessa quello che dice la comunità internazionale", ha detto il premier Recep Tayyip Erdogan durante un comizio elettorale nella provincia occidentale di Bursa. "Vedranno la forza della repubblica turca", ha aggiunto, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa AFP.
 
Gli alleati del paese, compresi gli Stati Uniti e l'Unione europea, si sono limitati nel criticare i divieti dei siti in questione, definendolo un attacco alla libertà di parola. I cittadini turchi, nel frattempo, stanno cercando soluzioni alternative a Twitter e Google per continuare a rimanere in contatto tramite social network.
 
Twitter e Youtube non sono gli unici siti a rischio: Erdogan ha minacciato all'inizio di questo mese di far chiudere anche Facebook e YouTube (e questo lo sta oscurando), sostenendo che i social network sono stati abusati dai suoi nemici politici. "Non lasceremo questa nazione alla mercé di YouTube e Facebook", ha detto Erdogan in un'intervista all'inizio di questo mese per l'emittente turca ATV. "Prenderemo le misure necessarie nel modo più forte".
 
Erdogan è stato sotto forte pressione politica nelle ultime settimane, dopo che alcune registrazioni sono state pubblicate online in cui, presumibilmente, lui e suo figlio durante i quali i due discutevano su come nascondere grandi quantità di denaro. Erdogan ha detto che le registrazioni sono false e ha promesso di intraprendere un'azione legale contro "il vile attacco".
 

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