Corte Ue: non solo Google deve rispettare Diritto a Oblio

 

Il gestore di un motore di ricerca su Internet, che sia Google, Microsoft o Yahoo, deve essere responsabile del trattamento dei dati personali delle persone che appaiono su pagine web pubblicate da terzi

Scritto da Simone Ziggiotto il 16/05/14 | Pubblicata in Google | Archivio 2014

 

Corte Ue: non solo Google deve rispettare Diritto a Oblio

Il gestore di un motore di ricerca su Internet, che sia Google, Microsoft o Yahoo, deve essere responsabile del trattamento dei dati personali delle persone che appaiono su pagine web pubblicate da terzi. A dirlo è la sentenza emessa dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea che tanto fa discutere in questi giorni.

Non solo Google, quindi, ma anche tutti gli altri motori di ricerca, stando a quanto stabilito dalla Corte Ue, devono rimuovere i collegamenti nei risultati di ricerca che fanno riferimento ad una persona qualora quest'ultima chiede al gestore di cancellare o modificare i risultati delle ricerca online, se tali risultati violano la sua privacy.

Nel caso in cui il motore di ricerca si rifiutasse di apportare le modifiche richieste dall'individuo, costui può "chiedere l'intervento delle autorità competenti al fine di ottenere, a determinate condizioni, la rimozione di tali risultati" dice la sentenza.

"Si tratta di una decisione deludente per i motori di ricerca e per gli editori online in generale. Siamo molto sorpresi che differisca così drasticamente dall'opinione espressa dall'Advocate General della Corte di Giustizia Europea e da tutti gli avvertimenti e le conseguenze che lui aveva evidenziato", aveva detto un portavoce di Google poco dopo l'emissione della sentenza. "Adesso abbiamo bisogno di tempo per analizzarne le implicazioni".

[Diritto all'oblio] Con la locuzione "diritto all'oblio" si intende, in diritto, una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità, senza particolari motivi, di precedenti pregiudizievoli, per tali intendendosi propriamente i precedenti giudiziari di una persona.

"Google crede, dopo aver analizzato la decisione, che l'equilibrio che è stato colpito sia quello sbagliato", Schmidt ha detto rispondendo alla domanda di commentare la decisione della Corte Ue in una riunione con gli azionisti. "C'è diversità tra il diritto di essere dimenticato e il diritto di sapere", Schmidt ha commentato alla riunione. "Dal punto di vista di Google, questo [Google] è un equilibrio tra i due".

La sentenza della Corte di giustizia europea sostiene il 'diritto all'oblio' sul web, ed è giunta dopo che cittadino spagnolo è ricorso al tribunale dopo essersi vista negata la richiesta fatta a Google di togliere dai risultati delle ricerche del suo motore di ricerca i collegamenti a contenuti che facevano riferimento alla sua persona. Il nome della persona interessata fu pubblicato da un quotidiano nel 1998 e indicato come proprietario di un immobile che doveva essere venduto all'asta per debiti. Successivamente, nei risultati delle ricerche su Google il motore di ricerca continuava a mostrare link a pagine che trattavano l'argomento e associavano il nome dell'uomo a questo fatto. Dal 2009 l'uomo ha iniziato a chiedere la rimozione dei link, perchè il procedimento si era concluso ormai da anni e le notizie sul suo conto erano obsolete. L'uomo ha chiesto quindi aiuto all'agenzia di protezione dati spagnola, chiedendo che Google cancellasse i link che potevano apparire su siti terzi. Google si è poi appellata e il tribunale spagnolo si è rivolto alla Corte di giustizia dell'Ue.

La Corte Europea ha, in conclusione di tutto, stabilito che i cittadini hanno il "diritto di essere dimenticati" e che possono chiedere a Google di eliminare tra i risultati delle ricerche i contenuti che rimandano alla propria persona.

"Il gestore di un motore di ricerca su Internet è responsabile del trattamento dei dati personali pubblicate sul web da terzi", si legge nella sentenza dei giudici nel caso seguito dalla Corte Ue in merito alla causa di un cittadino spagnolo contro Google. "Nel caso in cui in seguito ad una ricerca effettuata partendo dal nome di una persona, l'elenco di risultati mostra un link verso una pagina web che contiene informazioni sulla detta persona, questa può rivolgersi direttamente al gestore per sopprimere il collegamento".

 

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