Google deve impegnarsi, Almunia pronto ad aprire inchieste

 

Ancora niente accordo tra Unione europea e Google sulla posizione dominante tra i risultati delle ricerche dei prodotti e servizi di Big G, che a forza di prendere tempo rischia pesanti conseguenze

Scritto da Simone Ziggiotto il 25/09/14 | Pubblicata in Google | Archivio 2014

 

Google deve impegnarsi, Almunia pronto ad aprire inchieste

Ancora niente accordo tra Unione europea e Google sulla posizione dominante tra i risultati delle ricerche dei prodotti e servizi di Big G, che a forza di prendere tempo rischia pesanti conseguenze.

Il caso Google sui motori di ricerca rimane aperto: l'Unione Europea aspetta da Google nuovi impegni per risolvere il caso aperto da ormai quattro anni in cui il Colosso di Mountain View è a rischio di condanna con l'accusa di abuso di posizione dominante nel mercato delle ricerche online, dove non ci sarebbe la libera concorrenza.

Se i nuovi impegni che la Ue si aspetta dal colosso delle ricerche sul web non saranno soddisfacenti, il prossimo passo sarà preparare la lettera con cui l'antitrust formalizza le sue accuse: "Se la risposta di Google sarà accettabile, la procedura Articolo 9 proseguirà. Altrimenti, il successivo sarà quello di preparare lo Statement of Objections per formalizzare le accuse dell'antitrust europeo" ha detto il commissario alla concorrenza Joaquin Almunia parlando al Parlamento Ue. L'Articolo 9 citato nella dichiarazione è quello che permette l'esistenza di un accordo con la Commissione Ue su base di impegni scritti.

Bloomberg settimane fa aveva anticipato che l'Unione Europea avrebbe potuto respingere il terzo tentativo di patteggiamento di Google per risolvere il caso, e dalle dichiarazioni di Almunia capiamo che ancora gli sforzi (pochi) fatti da Google fino ad ora non sono bastati per calmare le acque.

Almunia ha spiegato che alcune delle 20 società che hanno presentato proteste formali contro Google "ci hanno fornito nuove prove e argomenti solidi contro diversi aspetti delle ultime proposte presentate da Google". Per questo, all'inizio di settembre, Almunia aveva chiesto alla società di Mountain View di rivedere e migliorare le sue proposte. "Adesso dobbiamo aspettare e vedere se Google potrà affrontare queste questioni e andare incontro alle nostre preoccupazioni", ha detto Almunia.

La scorsa settimana, il Financial Times è tornato ad occuparsi del monopolio che Google ha nel mondo del web, avendo pubblicato l'intervista fatta al ministro di Giustizia tedesco Heiko Mass, il quale ha chiesto a Google di rendere pubblico l’algoritmo utilizzato per il motore di ricerca. Richiesta che Google non ha preso in considerazione, dato che rivelare l'algoritmo utilizzato andrebbe ad avvantaggiare la concorrenza e metterebbe a rischio il solido monopolio che Big G si è costruita col tempo nel mercato del web.

“Quando un motore di ricerca ha un impatto di tale portata sullo sviluppo economico, questo diventa sicuramente un argomento che dobbiamo trattare“, ha dichiarato il ministro nell'intervista. "Non temiamo Google, ma come Stato abbiamo delle responsabilità, e Google ha il 95 per cento di quota di mercato dei motori di ricerca, e con questa ha la possibilità di promuovere i propri interessi. Non si può accettare questo. Serve una soluzione per risolvere il problema".

Tutti sembrano essere quindi a conoscenza che Google ha un monopolio troppo grande, ma ancora nessuno si decide a prendere dei seri provvedimenti al riguardo. Speriamo che l'ultimatum di Almunia sia la svolta definitiva ad un caso che si protrae ormai da quattro anni.

 

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