Greenpeace: Il Cloud computing fa male al Pianeta

 

GreenPeace punta il dito contro il Cloud computing, la tecnologia che consentirebbe di sfruttare le risorse hardware o software direttamente in remoto, potendo cosi per esempio utilizzare software molto pesanti anche da cellulari o terminali di fascia bassa

Scritto da Redazione il 31/03/10 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2010

 
GreenPeace punta il dito contro il Cloud computing, la tecnologia che consentirebbe di sfruttare le risorse hardware o software direttamente in remoto, potendo cosi per esempio utilizzare software molto pesanti anche da cellulari o terminali di fascia bassa.

Secondo l'associazione ambientalista, il passaggio al Cloud computing costerebbe al Pianeta Terra qualcosa come 2000 miliardi di kwh consumati in più entro il 2020, una quantità tale di energia elettrica da rendere praticamente inutili tutte le attività oggi messe in campo per lo sfruttamento di energie pulite.
Cloud computing

Tale problema in realtà è causa effetto della scelta, piuttosto discutibile, di installare Server Farm e centri di smistamento rete in aree con scarsa o nulla disponibilità di energie alternative, obbligando di fatto le grandi aziende a dotarsi di centrali o sistemi che utilizzano energie fossili, soprattutto carbone e petrolio.

Già oggi i problemi connessi all'inquinamento dei datacenter è un fatto particolarmente sentito e punto di rottura nei prossimi anni, quando sempre più datacenter e sistemi di rete assorbiranno immense risorse energetiche per il loro funzionamento, lasciando al buio i cittadini come accaduto in alcune cittadine americane.

GreenPeace: Pubblicata la XV edizione EcoGuida
 
GreanPeace ha pubblicato i risultati della 15esima edizione della Eco-guida ai prodotti elettronici.

La classifica assegna un voto da 1 a 10 a seconda dei parametri presi in considerazione, tra i quali il rispetto ambientale, il riciclaggio e l'assenza di materiale nocivo nei prodotti high-tech.

Tra le principali note, troviamo Lge, Samsung e Toshiba che precipitano in classifica rispetto alla precedente edizione per non aver ripulito come promesso la loro catena produttiva dalla plastica in PVC e dai ritardanti di fiamma a base di bromo mentre HP e Apple si stanno adoperando per la loro rimozione e salgono in classifica.

Il crollo più evidente è quello di Samsung che da quasi verde passa ad un profondo rosso.

Sony Ericsson, HP e Acer hanno compiuto ulteriori passi avanti e hanno fatto sentire il proprio peso per influenzare il processo di revisione della Direttiva RoHS (Restriction of Hazardous Substances in electronics) che prevede l'eliminazione dell'uso di Pvc e ritardanti di fiamma.


 
 
Nokia si conferma leader di questa particolare classifica, grazie a diverse iniziative lanciate per il rispetto dell'ambiente, l'utilizzo di prodotti e materie riciclate e le attività per la riduzione dei consumi energetici. 

 

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