Antitrust su Apple, Microsoft e Google

 

Dopo aver indagato Google e Microsoft, l'Antitrust Americano questa volta pone la propria lente di ingrandimento su un altro colosso, ovvero Apple che dovrebbe essere ufficialmente sotto osservazione nel giro di un paio di giorni

Scritto da Redazione il 04/05/10 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2010

 
Dopo aver indagato Google e Microsoft, l'Antitrust Americano questa volta pone la propria lente di ingrandimento su un altro colosso, ovvero Apple che dovrebbe essere ufficialmente sotto osservazione nel giro di un paio di giorni.

Punto focale della questione sarebbero le linee guida per lo sviluppo delle applicazioni compatibili su iPhone, iPad e iPod, per le quali Apple ha stabilito a propria discrezione alcune limitazioni, come quella di non supportare Flash tra le più note.

I numeri comunque detenuti da Apple, ovvero il 16% del mercato degli smartphone, non consentirebbero comunque di avvalorare eventuali comportamenti monopolistici.

In passato la stessa Antitrust aveva punito Microsoft per la questione dei sistemi operativi, dove Microsoft deteneva il quasi completo monopolio nel settore.

Appare infatti difficile trovare accoglimento per una società che non possiede nemmeno un quinto del mercato e ha comunque giustificato le proprie scelte sulla base di effettive problematiche tecniche.

Apple sotto indagine antitrust negli USA

 
Come confermano ufficialmente Reuters e Wall Street Journal, il Dipartimento di Giustizia e la Commissione Federale del Commercio stanno considerando di mettere sotto investigazione Apple per motivi di antitrust.
I motivi principali, evidenziati dai concorrenti dell'azienda e dagli sviluppatori, riguardano alcuni comportamenti discutibili dell'azienda di Steve Jobs.
 
Tra questi figurano l'esclusione della tecnologia Flash dai sistemi operativi iPhone e la nuova piattaforma pubblicitaria iAd, che modificando gli accordi con gli sviluppatori potrebbe potenzialmente escludere terze parti e servizi di analisi come AdMob (che a sua volta è sotto indagine a seguito dell'acquisizione da parte di Google) e Flurry.

Antitrust, si amplia l'istruttoria su Google AdSense

 
Chi ha un sito internet ed è iscritto al programma AdSense di Google lo sa: si ricevono ogni giorno un tot di centesimi per ogni click che gli utenti effettuano sui banner pubblicitari.

Gli incassi per click - che si sono assottigliati in quest'ultimo periodo di crisi - non sono stabili e variano di giorno in giorno, Uno stesso sito con 10 click al giorno può guadagnare in due giorni diversi, per esempio 90 centesimi o 50 centesimi.
 
Per questo motivo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, riunitasi in consiglio in data 3 Marzo 2010, ha deciso di estendere l’istruttoria per possibile abuso di posizione dominante, avviata nei confronti di Google l’estate scorsa, alle condizioni imposte in Italia agli editori dei siti web nei contratti di intermediazione per la raccolta pubblicitaria on-line.
 
Insomma, con quali criteri Google decide il compenso per chi pubblica i banner pubblicitari a pagamento? Secondo l'Antitrust c'è la possibilità che "Google determinerebbe i corrispettivi degli spazi pubblicitari venduti attraverso la sua rete a sua assoluta discrezione e senza spiegare come vengono calcolati".
In base a quanto scritto nel contratto standard di AdSense (nei “Termini e Condizioni Generali”), Google non assume alcun obbligo di comunicare come tale quota sia calcolata; i pagamenti sono calcolati esclusivamente sulla base dei registri tenuti da Google; Google può inoltre modificare in qualsiasi momento la struttura di determinazione dei prezzi e/o dei pagamenti a sua esclusiva discrezione.
 
Insomma, è giunto il momento di vederci più chiaro.

 

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