BYU presenta l'Algoritmo che riconosce Persone e Cose

 

L'Università di Bringham ha sviluppato un algoritmo che è autonomamente in grado di riconoscere persone e cose nelle immagini

Scritto da Maurizio Giaretta il 16/01/14 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2014

 

BYU presenta l'Algoritmo che riconosce Persone e Cose

L'Università di Bringham ha sviluppato un algoritmo che è autonomamente in grado di riconoscere persone e cose nelle immagini.

Una cinquantina di anni fa una buona parte delle tecnologie del mondo del futuro ipotizzate dai libri di fantascienza erano impossibili da realizzare.

Ma se si analizza l'avanzamento nei diversi settori nella scienza e se ci si rende conto che, dando uno sguardo a oggi, con un piccolo telefono è possibile fare chiamate, collegarsi al web, inviare messaggi, modificare fotografie, dare input vocali - il tutto rigorosamente premendo pulsanti che non ci sono sul touchscreen - , ogni persona dotata di curiosità e di interesse si può domandare dove saremo tra altri 50 anni.

Se vi dicessimo che esiste un software in grado di identificare autonomamente gli oggetti contenuti in una fotografia, ci credereste? Probabilmente nel 1964 l'interlocutore al quale sarebbe stata rivolta questa domanda ci avrebbe guardato con un comprensibile scetticismo; oggi invece egli avrebbe degli orizzonti più aperti e potrebbe rispondere "davvero"?

Davvero.

Un gruppo di ricercatori della Brigham Young University capeggiato da Dah-Jye Lee ha progettato un algoritmo in grado di riconoscere gli oggetti in completa autonomia, senza bisogno dell'intervento umano. Il livello di dettaglio raggiunto è molto alto. Per esempio riesce a riconoscere un albero, anche se non è in grado di discriminare di che famiglia sia. Questo procedimento inoltre decide in autonomia quali sono le caratteristiche importanti in un'inquadratura e non ha bisogno di essere azzerato quando gli viene sottoposto un nuovo oggetto.

Secondo Lee questo algoritmo potrebbe essere impiegato in settori di sorveglianza (per esempio per l'individuazione degli intrusi) oppure nella produzione industriale (per esempio nel riconoscimento dei difetti) evitando la presenza dell'uomo.

L'uso di una tecnologia talmente sensibile può muovere una serie di domande legittime del tipo "e se venisse usata per gli scopi sbagliati"? Ma non è nostra intenzione aprire in questa sede una discussione in tal senso (PS: si consideri inoltre che da quest'anno è prevista la diffusione di massa dei Google Glass; ve l'immaginate che accoppiata sarebbe? Forse potremo dire addio una volta per tutte alla privacy, sempre che essa ancora esista).

Ora non resta che aspettare che le macchine diventino autocoscienti.

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