Siae, Gino Paoli: 'un aumento per le multinazionali, non per i consumatori'

 

Si continua a discutere sull'aumento della tassazione sui dispositivi tecnologici dotati di memoria interna

Scritto da Maurizio Giaretta il 06/02/14 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2014

 

Siae, Gino Paoli: 'un aumento per le multinazionali, non per i consumatori'

Si continua a discutere sull'aumento della tassazione sui dispositivi tecnologici dotati di memoria interna. Dopo la smentita del Ministero di ieri, arriva la precisazione di Gino Paoli che, con una lettera al Corriere della Sera, ribadisce che "non si tratta di una tassa sugli smartphone".

Paoli sottolinea che si tratta di una mossa contro le multinazionali, le quali "non pagano nemmeno tutte le tasse in Italia".

Il cantautore e presidente della Siae, la Società Italiana degli Autori ed Editori, fa notare che smartphone, tablet, computer e compagnia bella traggono un vantaggio indiretto quando riproducono contenuti di proprietà di altre persone. Per questa ragione l'idea è quella di far pagare i produttori, facendo gravare su di loro il "compenso dell'autore".

"IN ITALIA IL PRELIEVO E' PARI ALLO 0,12% CONTRO IL 5,12% DELLA GERMANIA"

"Di sicuro non si tratta di una tassa sugli smartphone. [...] Qui si parla di compenso dell'autore", scrive Paoli al Corriere. "Si tratta di un compenso in cambio della possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni, tutelate dal diritto d’autore. Questo, però, non deve essere a carico di chi acquista lo smartphone ma del produttore, che riceve un beneficio dal poter contenere sul proprio supporto un prodotto autorale come una canzone o un film".

"EPPURE DA NOI SMARTPHONE E TABLET COSTANO IN CERTI CASI ANCHE DI PIU'"

Viene fatto notare poi che questo sistema "è previsto anche in Francia e Germania". "In Italia il prelievo è pari allo 0,12% contro il 5,12% della Germania. Eppure smartphone e tablet da noi costano in certi casi anche di più. La battaglia di Confindustria Digitale punta a proteggere le multinazionali, che spesso non pagano nemmeno tutte le tasse in Italia e che di certo non producono qui. Mentre la Siae rappresenta un milione e mezzo di lavoratori, che paga le tasse in questo Paese", aggiunge.

"LA BATTAGLIA DI CONFINDUSTRIA DIGITALE PUNTA A PROTEGGERE LE MULTINAZIONALI, CHE SPESSO NON PAGANO NEMMENO TUTTE LE TASSE IN ITALIA"

Il ragionamento è giusto, peccato che inevitabilmente il prezzo finirà per ripercuotersi sulle tasse dei consumatori.

"Dobbiamo ricordarci - prosegue - che l’industria culturale vale il 5% del nostro Pil. Quello che chiediamo non è una tassa. Quando prendiamo un taxi paghiamo la corsa e lo consideriamo il compenso per il servizio ricevuto, non una tassa".

Che cosa sta succedendo - Come aggiornamento del decreto legge del 30 Dicembre 2009, il il Ministero in questi giorni sta pensando a rideterminare i compensi per la copia privata. La somma, che sostanzialmente viene pagata dalle multinazionali, sarà versata alla Siae, che a sua volta la ridistribuirà agli autori.

Per scoprire tutti gli aumenti consigliamo la lettura di "Vergogna Siae: Richiesto Aumento ingiustificato su Smartphone, Tablet e Pc".

 

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