Rai senza Vergogna, richiesto il canone a tutte le Partite Iva

 

Il baraccone televisivo italiano, conosciuto dai più con il nome di Rai, piuttosto che ridurre le spese di un bilancio faraonico, ricco di sprechi e casi di clientelismo di ogni sorta come riportato più volte da diverse interrogazioni parlamentari e servizi di inchiesta, ha pensato bene di pretendere il canone da ogni azienda, partita iva o artigiano che disponga di un personal computer o uno smartphone

Scritto da Redazione il 29/06/14 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2014

 

Rai senza Vergogna, richiesto il canone a tutte le Partite Iva

Il baraccone televisivo italiano, conosciuto dai più con il nome di Rai, piuttosto che ridurre le spese di un bilancio faraonico, ricco di sprechi e casi di clientelismo di ogni sorta come riportato più volte da diverse interrogazioni parlamentari e servizi di inchiesta, ha pensato bene di pretendere il canone da ogni azienda, partita iva o artigiano che disponga di un personal computer o uno smartphone.

Non solo Pc ma anche sistemi di videosorveglianza o qualunque apparecchi che direttamente o indirettamente è utilizzabile per accedere alla Rai.

Gli oltre 900 milioni di euro di Canone pagato dai cittadini nel 2013 a quanto pare, non sono sufficienti, tanto che la Rai sul bilancio 2013, indica oltre 400 milioni di debito. Non bastano nemmeno ulteriori 3-400 milioni di incassi pubblicitari a portare la Rai in uno stato di netto avanzo di bilancio. Il 2013 si chiude con un utile irrisorio, di appena 5 milioni, ma il 2014 si chiuderà molto probabiblmente in netta perdita causa diritti Tv dei mondiali.

L'idea assurda, alla base di questa pretesa, è che da Pc e Smartphone oggi è possibile accedere a Internet e quindi di fatto, sarebbe possibile accedere al sito web della Rai che trasmette una parte del palinsesto in modalitò streaming o video on demand.


Una possibilità subito trasformata in pretesa dalla Rai che in questi giorni sta inviando bollettini da oltre 400 euro, ad ogni partita iva esistente in Italia, partendo dal presupposto della disponibilità di Pc fuori dall'ambito familiare.

Il direttivo Rai scarica la responsabilità sul parlamento, adducendo al fatto che esiste una legge che consente alla Rai di pretendere questo assurdo canone. Si tratta di una legge varata nel lontano 1938 e ritoccata poi nel 2012.

Come sempre accade in Italia, quando la legge difendere diritti superiori, valgono ancora oggi decreti regi del periodo fascista se non addirittura antecedenti. Quando invece le leggi favoriscono imprese e cittadini, o vengono considerate obsolete o prontamente abrogate (come di recente l'imposizione IVA sulla tassa rifiuti, prontamente rinominata a mezzo decreto in Tariffa per evitare di rimborsare milioni di euro di Iva pretesa ingiustamente).

Mentre milioni di azienda italiane tentano in tutti i modi di sopravvivere a crisi e sistemi fiscali da suicidio (purtroppo reale), la Rai ha ben pensato invece di mettere ancora una volta le mani in tasca agli italiani, come purtroppo accade di frequente.

Attendiamo una risposta ufficiale dal Governo sulla questione.

 

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