Codice a barre, Rfid e QrCode: 40 anni di evoluzione dei codici a barre

 

Il codice a barre, rivoluzione dell'era post industriale nel boom del mercato di massa, festeggia i primi 40 anni

Scritto da Redazione il 29/06/14 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2014

 

Codice a barre, Rfid e QrCode: 40 anni di evoluzione dei codici a barre

Il codice a barre, rivoluzione dell'era post industriale nel boom del mercato di massa, festeggia i primi 40 anni.

La sua versione commerciale, praticamente identica a quella ancora oggi utilizzata, si deve a due studenti di ingegneria, Norman Woodland e Bernard Silver, che a partire dal 1973, tentarono di concretizzare una serie di idee e tecnologie testate in passato.

L'idea del codice a barre nasce infatti nel 1938 ma tutti i tentativi provati, tra lampade a Xeno e altri sistemi di lettura, non ebbero successo su larga scala, perchè troppo costosi o imprecisi.

Bernard Silver morì giovane, a soli 38 anni, e non riuscì mai a vedere la sua opera in funzione, che fu terminata nel 1973 da Woodland che la sviluppò per IBM, realizzando il prototipo denominato UPC ovvero Universal Product Code.

Il primo utilizzo di questa tecnologia, fu registrato esattamente alle 08:01 del 26 giugno 1974 in un alimentari dell'Ohio, dove venne scannerizzata una confezione di gomme da masticare, oggi conservata presso lo Smithsonian, celebre Museo Nazionale di Storia Americana.

Oggi, i codici a barre sono elemento comune in ambito commerciale e industriale, dove ogni giorno, milioni di prodotti vengono scannerizzati per gestire magazzini o semplicemente per gestire lo scontrino in fase di vendita.

Lo standard più diffuso è il Code 128, un codice a barre composto da numeri e linee grafiche in grado di rappresentare tutti e 128 i caratteri ASCI. Questo codice è standardizzato con il riferimento ISO/IEC 15417:2007.

Come funzione il codice a barre
Codice a Barre, composizione



Il codice a barre, di tipo Code 128, è compsoto da sei sezioni ovvero:

1: Quiet Zone ovvero area vuota, ripetuta 2 volte, all'inizio e alla fine del codice
2: carattere di start e carattere di stop
3: codifica dei dati
4: codice di controllo

L'evoluzione del codice a barre: QrCode o gli Rfid

Rfid
Schema di funzionamento tecnologia Rfid
 
L'esigenza di automatizzare le operazioni di lettura e codifica, ha portato successivamente a sviluppare ulteriormente questa idea, rilanciata con l'utilizzo delle nuove tecnologie.

I codici RFid (radio frequency identification) sono codici a barre che sfruttano le tecnologie Wireless, e consentono di dialogare a distanza direttamente con i sistemi di rilevazione, senza la necessità di scannerizzare il prodotto.

Questo tipo di sistemi, viene oggi applicato a livello industriale, dove è possibile ricalcolare in maniera semplice e immediata, l'inventario di magazzino, senza dover prendere visione di ogni singolo prodotto.


Processo di acquisizione QrCode

I QrCode (Quick Response code) sfruttano invece le ottiche delle fotocamere degli smartphone che, a seguito di rilevazione della foto, processano successivamente l'immagine mediante una applicazione. Si tratta di una sorta di codice a barre più complesso, realizzato per veicolare una maggior quantità di dati.
Il QrCode è in grado di immagazzinare ben 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici.

Il futuro del codice a barre

La medicina moderna sta iniziando a testare il principio dei codici a barre per l'utilizzo medico.
Miniaturizzati a livello di nanoparticelle, è possibile sfruttare questa logica per identificare determinati tipi di cellulare, come per esempio quelle tumorali, per poterle circoscrivere, identificare ed eventualmente attaccare con farmaci specifici, in grado di colpire solo i bersagli designati, salvaguardando invece altre cellulare sane.
 

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