Internet delle cose, nasce l'OIC per dettare nuovi standard comuni

 

Nasce l'Open Interconnect Consortium (OIC), un'associazione che ha lo scopo di creare un codice 'open source' che detterà requisiti specifici per le soluzioni smart di casa e ufficio

Scritto da Simone Ziggiotto il 09/07/14 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2014

 

Internet delle cose, nasce l'OIC per dettare nuovi standard comuni

Nasce l'Open Interconnect Consortium (OIC), un'associazione che ha lo scopo di creare un codice 'open source' che detterà requisiti specifici per le soluzioni smart di casa e ufficio. Tra le aziende che ne fanno già parte sono Samsung, Dell e Intel.

C'è l'antifurto con controllo remoto, il termostato intelligente e il frigorifero che avverte della mancanza di un prodotto, l'auto always on. Sono ben 6 milioni gli oggetti oggi direttamente connessi in rete, apri pista di un fenomeno denominato IoT, Internet delle cose, che secondo gli esperti, diventerà uno dei principali filoni di sviluppo del web futuro.

Nel mondo, secondo i dati forniti da Cisco, sarebbero quasi 10 miliardi gli oggetti connessi in rete. Secondo la società di ricerca Gartner, entro il 2020 gli oggetti connessi nel mondo saranno 26 miliardi.

Alcuni big dell'hi-tech, come Samsung, Dell e Intel hanno quindi deciso di unire le loro forze per mettere a punto degli standard tecnologici comuni. E' nato così l'Open Interconnect Consortium (OIC), a pochi mesi dalla creazione di un'associazione analoga anche negli obiettivi, la AllSeen Alliance, che vedi unite aziende big del calibro di Microsoft, Qualcomm, LG, Sharp, Panasonic, solo per citarne alcune.

L'Open Interconnect Consortium prevede di creare un codice 'open source' che "si occuperà dei requisiti specifici per le soluzioni smart di casa e ufficio". Le aziende che ne fanno parte definiranno, come le sopra citate Samsung, Dell e Intel, si sono poste l'obiettivo comune di standardizzare il metodo attraverso cui gli oggetti da loro creati comunicano. Questo servirà per far 'comunicare' ad esempio un frigorifero Samsung con un computer Dell, dotato di chip Intel.

Nel 2010, erano 3.4 milioni gli oggetti connessi e per lo più allarmi e sistemi di riscaldamento a distanza. Il trend di crescita a doppia cifra di questi anni, ha portato questa particolare utenza a 6 milioni. L'Internet of Things è un fenomeno sempre più seguito, che inizia ad interessare sempre più colossi dell'elettronica e utenti perché cambia il nostro modo di intendere e usare la rete.

Internet delle cose, 7 su 10 dispositivi vulnerabili

Il mercato dell'"Internet delle cose" è in crescita, ma sette dispositivi su dieci sono troppo vulnerabili agli attacchi degli hacker.

Dal nuovo studio condotto da, Fortify, la divisione di Hewlett-Packard che si occupa della sicurezza, mette in luce che sette dispositivi su dieci connessi all'Internet delle cose sono facilmente violabili dagli hacker. Il dato preoccupa, considerando che ci si aspettano più di 26 miliardi di dispositivi connessi nel mondo, e dunque i dati sensibili di moltissime persone potrebbero essere violati.
 
Gli oggetti dell'Internet delle cose si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Molti oggetti richiedono una password prima di accettare connessioni esterne, ma è davvero sufficiente solo questo?
 
Nello studio, Fortify ha testato i dieci dispositivi connessi a Internet più diffusi (tv, webcam, termostati, serrature per esempio) ed è risultato che nell’80 per cento dei casi il dispositivo non non richiedeva una password sufficientemente complessa, otto su dieci avevano memorizzato almeno un dato sensibile per la privacy, il 70 per cento non scambia informazioni con il web in maniera criptata e sei su dieci hanno interfacce web giudicate poco sicure.
 
In Italia, sei milioni di oggetti (ad eccezione di computer, smartphone, tablet e simili) sarebbero già in grado di connettersi ad Internet per un giro d'affari complessivo valutato intorno ai 900 milioni di euro. Sarebbero circa 1 milione le cose che non utilizzano le schede SIM per comunicare con la rete, ma si basano però su diverse altre tecnologie quali il wi-fi. Nei prossimi anni, si prevede che i produttori porteranno internet in sempre più oggetti, non solo su quelli più costosi, ma anche, per esempio, nelle auto a più buon mercato.
 
Il mercato dell'Internet delle cos secondo la società di ricerca statunitense Gartner avrà un giro d'affari nel 2020 di circa 2mila miliardi, contro i 9mila miliardi previsti da IDC.
"Internet delle cose unirà una serie infinita di oggetti e sistemi, ma presenta anche una serie di sfide nella difesa da attacchi" ha avvisato Mike Armstead, vicepresidente di Fortify"con l’aumento dei dispositivi connessi è importantissimo focalizzarsi sulla sicurezza fin dal principio per evitare di esporre gli utenti a pericoli".
 

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