UE chiede la Ri-Classificazione dei giochi con gli acquisti in-app

 

Google la prima azienda a sostenere la proposta della CE, dichiarando che nel suo Play Store non saranno più catalogati tra i giochi gratuiti quelli con gli acquisti in-app

Scritto da Simone Ziggiotto il 21/07/14 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2014

 

UE chiede la Ri-Classificazione dei giochi con gli acquisti in-app

Google la prima azienda a sostenere la proposta della CE, dichiarando che nel suo Play Store non saranno più catalogati tra i giochi gratuiti quelli con gli acquisti in-app. Apple ancora deve prendere provvedimenti.

Gli acquisti in-app sono alcuni dei più fastidiosi aspetti dei giochi di oggi, e il fenomeno sta diventando sempre più diffuso nel panorama mobile.

Molti modelli di business dei giochi venduti per "gratuiti" ruotano intorno agli acquisti in-app con caratteristiche a volte fondamentali del gioco che volutamente vengono lasciate fuori dalla versione gratuita così lo sviluppatore può assicurarsi che i giocatori dovranno sborsare denaro per poter usufruire completamente del gioco. Poi, c'è sempre il rischio di dare in mano il telefono o tablet ad fratello minore o al proprio bambino, con il rischio che possono spendere dei soldi per acquistare contenuti in-app.

Ora, la Commissione europea è alla ricerca di una ridefinizione di ciò che può essere considerato veramente "free" quando si tratta dei giochi mobile: "gli acquisti in-app sono un modello di business legittimo, ma è essenziale per chi crea l'app di comprendere e rispettare il diritto comunitario, mentre si sviluppano questi nuovi modelli di business."

I cambiamenti che la CE propone sono abbastanza semplici: gli sviluppatori di applicazioni devono creare giochi che non invitino i bambini a fare acquisti in-app, creare una maggiore chiarezza su come le transazioni vengono elaborate, e fornire una specifica email del servizio clienti dove possono essere fatte domande o reclami.

Google è stata la prima azienda a sostenere la proposta della CE, dichiarando che nel suo Play Store non saranno più catalogati tra i giochi gratuiti quelli con gli acquisti in-app (le cosiddette app 'freemium'). Inoltre, Big G ha impostato come impostzione predefinita che per ogni acquisto in-app bisogna inserire una password, il che significa che se si vuole evitare i mettere la password per ogni acquisto, è l'utente stesso che deve disattivare l'opzione. In questo modo, i bambini, se non conoscono la password, non possono fare acquisti in-app.

Apple ha promesso di apportare modifiche per venire incontro alle richieste della CE, ma non ha ancora chiarito cosa intende fare e non ha dato una tempistica di quando intende attuare tali modifiche. Tuttavia, sappiamo che Apple ha inserito in iOS 8 la funzione "Ask to Buy" che avvisa i genitori sui loro telefoni ogni volta che un bambino vuole comprare qualcosa nell'App Store. La CE non sembra però contenta di questo approccio di Apple per risolvere il problema, e critica Apple di mancanza di "soluzioni concrete e immediate".

 

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