Bye bye Italia.it, dite addio anche a 60 milioni di euro sprecati

 

Con le stesse modalità attraverso le quali sovente lo Stato spreca i soldi nel mondo offline, sorte identica purtroppo anche su quello virtuale

Scritto da Redazione il 17/09/14 | Pubblicata in Produttori | Archivio 2014

 

Bye bye Italia.it, dite addio anche a 60 milioni di euro sprecati

Con le stesse modalità attraverso le quali sovente lo Stato spreca i soldi nel mondo offline, sorte identica purtroppo anche su quello virtuale.

Il mega progetto faraonico, categorizzato in questo modo non tanto per il progetto tecnico alla base di tutto ma quanto per gli assegni staccati, volge al termine, dopo circa 10 anni di lenta e inesorabile agonia.

Ci hanno sempre detto e ripetuto fino allo sfinimento che il Turismo è il petrolio italiano. E come tale, va valorizzato e commercializzato.

L'idea di un portale nazionale per valorizzare le mille sfaccettature della nostra penisola era sicuramente un passo importante, se consideriamo che già nel 2010, gran parte dei volumi turistici erano generati online e oggi, 2014, le prenotazioni online sono di gran lunga superiori a quelle offline.

Purtroppo, le stesse incapacità che hanno piano piano affossato il paese, si sono manifestate alla grande anche online, generando il classico carrozzone costipato di presidenti e dirigenti capace alla fine di abbozzare un portalino senza grosse pretese, cosparso di errori, castronerie colossali e bug infiniti.

Nonostante il flusso di denaro sia continuato a scorrere per anni, dal 2007 in poi, le sorti del portalone made in Italy si sono dipinte sempre più di nero fino al giorno d'oggi, con la imminente chiusura.

Personalmente, non mi era mai piaciuta più di tanto l'idea che il sistema pubblico si mettesse in concorrenza con editori e operatori privati; ma l'idea di un punto di riferimento capace, grazie agli enormi budget, di poter scendere nel dettaglio delle singole zone, potendo far emergere pezzi d'Italia sconosciuti al mondo, mi aveva comunque lasciato sperare in qualcosa di buono.

Il fallimento del progetto parte purtroppo dalle basi: 3 anni per mettere online la prima versione sono decisamente troppi in un mondo che si programma in settimane o mesi. La lentezza burocratica unita alle scarse capacità di chi ha gestito il tutto, hanno fatto si che una grande occasione di riscatto si trasformasse invece in una desolante conferma.

Mentre Italia.it chiude, migliaia di siti turistici ufficiali attraggono ogni giorno milioni di visitatori, con siti tradotti a volte anche in oltre 20 lingue per attrarre anche i nuovi flussi turistici.

 

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