Facebook: Chiarimento ufficiale su esperimento Emozionale

 

Facebook è stata coinvolta in polemiche negli ultimi due giorni per aver apparentemente manipolato le emozioni condivise da 700 mila utenti nel Feed delle Notizie per uno studio scientifico sull'influenza che hanno le emozioni sugli altri

Scritto da Simone Ziggiotto il 01/07/14 | Pubblicata in Social Network | Archivio 2014

 

Facebook: Chiarimento ufficiale su esperimento Emozionale

Facebook è stata coinvolta in polemiche negli ultimi due giorni per aver apparentemente manipolato le emozioni condivise da 700 mila utenti nel Feed delle Notizie per uno studio scientifico sull'influenza che hanno le emozioni sugli altri. Facebook ora si difende.

In sua difesa, il social network ha detto che si possono effettuare questo tipo di esperimenti perché la sua politica di privacy che ciascun utente accetta quando si iscrive a Facebook afferma che "[Facebook] può utilizzare le informazioni che riceviamo su di te per le operazioni interne, tra cui la risoluzione dei problemi, l'analisi dei dati, prove, ricerca e miglioramento del servizio." Forbes, tuttavia, ha analizzato una precedente revisione della politica sulla privacy che Facebook adotta negli USA, evidenziando come questa sia cambiata da quando lo studio è stato fatto.

Prima di tutto, facciamo un passo indietro fino all'inizio della controversia. Nel gennaio 2012, i ricercatori di Cornell, Facebook, e UC San Francisco hanno condotto uno studio intitolato "La prova sperimentale del contagio emotivo attraverso le reti sociali." Per la loro ricerca, gli scienziati hanno esaminato 3 milioni di post su Facebook, scelti da 689.003 utenti casuali. L'idea era di determinare se la felicità o la negatività possa essere contagiosa sul social network, concludendo che le emozioni sono effettivamente trasmissibili.

Nello svolgimento dello studio, Facebook ha alterato la pagina News Feed degli utenti per mostrare messaggi più positivi o negativi, a seconda dei casi. E qui sta il punto. All'insaputa di questi utenti, la società giocherellava con le loro news feed e, eventualmente, modificava le loro emozioni. Ripetiamo: gli utenti non sapevano di partecipare ad un test.

Le critiche dicono che il social network manca di trasparenza e di moralità perchè gioca con i dati degli utenti senza avvisare le persone prima. Le persone meno preoccupate per il problema dicono che Facebook si intromette sempre quando effettua i test per pubblicità e marketing. Che sia etico o no, i difensori di Facebook dicono che tutto quello che è stato fatto è lecito perché Privacy Policy adottata dalla società negli USA (e accettata dagli utenti quando si sono iscritti) afferma esplicitamente che può utilizzare le informazioni dei suoi utenti per questioni di "ricerca".

Ora, Forbes ha scavato più a fondo arrivando alla conclusione che la parola "ricerca" non era nella politica americana sulla privacy del social network al momento in cui lo studio è stato condotto. In realtà, l'intera clausola di "operazioni interne" era inesistente ed è stata aggiunta solo successivamente.

CNET.com ha parlato con un portavoce di Facebook il quale ha detto che anche se la parola "ricerca" non era nella politica dei dati Usa in quel momento, l'idea era di studiare i dati degli utenti, qualcosa che la politica sulla privacy prima dell'aggiornamento prevedeva: "Utilizziamo le informazioni che riceviamo su di te in connessione con i servizi e le funzionalità che offriamo a voi e agli altri utenti".

Facebook dice poi che questo tipo di ricerca è stata all'interno dei suoi confini perché il fine-obiettivo dello studio è stato quello di migliorare l'esperienza degli utenti, altro aspetto riportato nella Privacy Policy sia del 2011 che del 2012.

"Quando qualcuno si iscrive a Facebook, abbiamo sempre chiesto il permesso di utilizzare le loro informazioni per fornire e migliorare i servizi che offriamo", ha detto il portavoce di Facebook a CNET. "Non abbiamo condotto ricerche aziendali senza autorizzazione. Le aziende che vogliono migliorare i propri servizi utilizzano le informazioni che i loro clienti forniscono".

Molto probabilmente questo caso finirà in tribunale se le agenzie governative degli Stati Uniti, come la Federal Trade Commission, punterà sulla questione, proprio come fatto in passato quando Facebook è stata accusata nel 2011 di aver violato altre sue pratiche di privacy.

 

Ultime notizie

 
 

Notizie per Categoria

 
 

Seguici

 

Promozioni Consigliate

 
Vuoi restare aggiornato ?