La
pirateria informatica in Italia costa ogni anno al settore qualcosa come
1,2 miliardi di euro mentre su scala planetaria addirittura
51 miliardi di dollari, pari ad una grande manovra finanziaria.
Lo studio condotto da IDC ha rilevato in 110 paesi una crescente quota di software pirata, ovvero copiato o distribuito illegalmente soprattutto nei PC, con un valore cresciuto in un solo anno del 2% arrivando a quota 49%, praticamente
1 programma su 2 è utilizzato illegalmente.
Le percentuali sono simili anche a livello mondiale, dove si stima che il software pirata rappresenti il 43% (+2% rispetto allo scorso anno), soprattutto nelle economie emergenti come Cina e India e comunque in linea con i paesi Occidentali.
I dati rilasciati dalla Guardia di Finanza rappresentano
una piccola goccia in un mare di illegalità diffusa: le appena
135 azioni investigative hanno condotto al sequestro di software per un valore di circa cinque milioni di euro, 7 milioni di sanzioni e 100 persone denunciate.
I tassi minori di illegalità informatica si registrano negli Usa, in Giappone e Lussemburgo, fermi a quota 20-21% mentre i peggiori sono Georgia, Moldova e Zimbawe con oltre il 90%.
Il danno per l'economia italiana è piuttosto pesante: con appena un 10% di riduzione della pirateria, si potrebbero creare 6.000 nuovi posti di lavoro, almeno 700 milioni di imposte incassate e 2 miliardi di fatturato, considerando non solo la catena distributiva di software, ma tutto quello che ruota attorno.