Dect - Digital Enhanced Cordless Telecommunications

Con l'introduzione dei sistemi cordless di seconda generazione, ovvero il CT2 e, ancor più importante, il DECT si sono aperte grandiose opportunità di mercato da non sottostimare. Tali sistemi nascono per migliorare le prestazioni di affidabilità, qualità e sicurezza della telefonia senza fili in ambito domestico e SOHO ma si presentano come sistemi di telecomunicazioni radio in grado di rispondere ad altre problematiche, quali la sostituzione dei costosi local loop della telefonia fissa.

Entrambi i sistemi si basano su tecnologie a microcella (<200m) che forniscono servizi di fonia di qualità, con codifica ADPCM a 32kbps ma è il Dect lo strumento dotato di maggiori pregi:
- velocità di trasmissione flessibile (12 x 32 kbps);
- crittografia;
- possibilità di handover
- elevata capacità di gestione del traffico (10000 Erl/Km2 contro i 500 Erl/Km2 del CT2).

Il Dect offre inoltre la possibilità di aggregare i 12 canali duplex a 32 kbps di cui dispone per arrivare ad un flusso massimo di 384 kbps, elemento fondamentale poiché apre la strada alla diffusione della multimedialità mobile.

Per quanto riguarda l'ambito professionale possono essere sfruttate potenzialità quali la comunicazione dati senza fili (LAN wireless) nonché l’impiego dei moduli DECT per PBX, realizzando dei Wireless PBX, ovvero dei sistemi privati multicella.

Il DECT è stato definito dall’ETSI come "a general radio access technology for short range wireless telecommunications… providing access to a large number of local and public networks". Pertanto nella definizione dello standard è stato in primo luogo definito un insieme minimo di caratteristiche tecniche, detta DECT Common Interface, nelle quali vengono definite tutte le specifiche di base sia per quanto concerne aspetti radio che di architettura protocollare [ETS 300 175-1,2,3,4,5,6,7,8,9 Ed.2, I-ETS 300 176, ETS 300 497-1,2,3,4,5,6,7,8,9] oltre che le specifiche riguardanti le procedure di autenticazione, dette DECT Autentication Module [ETS 300 331, ETS 300 331/A1 ed ETS 300 759-1].

Sono quindi stati definiti, per i livelli architetturali superiori, i cosiddetti "profili" di interoperabilità tra unità di diversi costruttori e tra reti differenti:

GAP – Generic Access Profile: garantisce che le funzionalità vocali di base siano indipendenti dal costruttore di terminale portatile e stazione radiobase (si tratta del profilo di maggior rilevanza); [ETS 300 444 e ETS 300 494-1,2,3/A1]
PAP – Public Access Profile: definisce le procedure di accesso a servizio DECT pubblico; [TBR 011, TBR011/A1]
CAP – Corless terminal mobility Access Profile: definisce aspetti normativi legati alla mobilità estesa e al supporto di servizi supplementari; [draft DE/RES-03080]
Data Profiles: implementazione dei servizi dati, quali LAN wireless; [ETS 300 435, ETS 300 701, ETS 300 699, ETS 300 651, ETS 300 757, ETS 300 755]
DECT/ISDN internetworking profile, per la fornitura di servizi ISDN attraverso interfaccia DECT;
RAP – Radio local loop Access Profile (ETS 300 765-1, ancora in fase di definizione)
GIP - DECT/GSM Internetworking Profile: descrive come il DECT debba essere interconnesso ad una infrastruttura di rete GSM.

I terminali mobili sono definiti, nell’architettura DECT, Portable Part, PP. Essi rappresentano i dispositivi di accesso mediante i quali gli utenti possono usufruire dei servizi di connettività offerti dalla alla rete radio DECT (i più comuni sono i telefoni cordless). Per potersi definire a standard DECT, oltre a rispondere alle specifiche definite nelle Common Interface Definitions, devono anche implementare i profili GAP e CAP, il più recente ma di importanza fondamentale perché definisce procedure di mobilità, come handover l’external handover (spostamento della connessione radio su una RFP collegata ad un diverso CCFP, vedi seguito) e detach automatico del terminale dalla rete in caso di spegnimento, oltre ad una procedura avanzata di localizzazione. I terminali portatili sono caratterizzati da un codice identificativo e da una chiave di crittografia (User Authentication Key) mediante la quale avviene, con una procedura crittografata a chiave pubblica e chiave privata, il riconoscimento del terminale sulla rete.

Le stazioni radiobase, denominate in ambito DECT Radio Fixed Part, sono gli elementi architetturali che da un lato controllano la trasmissione radio con le PP, mentre verso la rete comunicano con gli organi di controllo e commutazione. Tra le funzionalità ad esse associate si ricorda il continuo monitoraggio dei canali radio per scegliere la portante qualitativamente più adatta alla trasmissione nella microcella in oggetto e la gestione della cifratura delle comunicazioni con i terminali portatili.

Ad ogni stazione radiobase è associato un numero identificativo, RFPN (RFP Number) che consente al PP di conoscere la microcella in cui si trova.

Controllori comuni (CCFP, Common Control Fixed Part)

Tale apparato si occupa del controllo delle comunicazioni, con particolare riguardo alle funzionalità di interlavoro tra le RFP ad esso connesse. Tra i loro vari compiti, uno dei principali riguarda la gestione degli handover interni, ovvero delle procedure necessarie al proseguimento di una comunicazione quando la PP si sposta dall’area di copertura di una RFP a quella di una RFP adiacente.

Nel caso di RFP per utilizzo domestico di tipo monocella, alcune delle funzionalità CCFP sono direttamente implementate nella RFP, mentre nei wireless PBX la CCFP è realizzata mediante una scheda di interfaccia da inserire nel centralino.

Schema architetturale riassuntivo

Volendo riassumere l’architettura di un sistema DECT nel caso più generale di sistema multicellulare si può notare la seguente struttura gerarchica:

la copertura delle microcelle è realizzata da RFP;
le RFP sono collegate in aree di localizzazione controllate dai CCFP;
nelle strutture più complesse, quali le reti pubbliche, tali aree sono collegate mediante opportuni nodi di instradamento (la definizione di tali nodi, in quanto elementi architetturali di rete e non di interfaccia, esulano dallo standard DECT).

L’architettura protocollare del sistema DECT è funzionalmente plasmata sul modello ISO Open System Interconnection (OSI). L’interfaccia comune DECT prevede però, come illustrato in figura, quattro strati corrispondenti ai primi tre livelli OSI (la divisione dei primi due livelli OSI in tre parti ricalca quanto avviene nelle architetture LAN IEEE 802); ciò è stato reso necessario dalle indeterminazioni proprie dei canali radio, nonché dalle procedure di handover. Esiste inoltre una entità logica denominata Lower Layer Management Entity che include definizioni piuttosto generali di procedure concernenti più livelli.

FIDO: una rete basata sul DECT

Telecom Italia è stato il primo gestore a dar vita, nel 1997, ad un servizio commerciale di copertura urbana DECT nelle principali città italiane, dando in tal modo una risposta alla crescente domanda di telefonia mobile causata dalla necessità di continua reperibilità ed aumentando l’importanza delle installazioni private DECT, sia residenziali che business, grazie ad una eccezionale estensione della copertura offribile agli apparati portatili. Non esistono, infatti, terminali appositamente progettati per tale servizio, ma tutti i DECT basati sul profilo GAP e CAP (per i servizi di mobilità estesa e i servizi supplementari) possono entrare nella rete creata per il servizio FIDO.

FIDO nasce come un comune servizio supplementare della rete fissa, di cui il terminale mantiene il numero ed a cui, in prima istanza, vengono dirette tutte le chiamate. La deviazione sul terminale mobile dislocato nell’area di copertura urbana avviene per non risposta sul terminale fisso o per deviazione incondizionata di chiamata. In caso anche il terminale mobile non dia luogo ad una risposta, la casella vocale di rete provvederà a non perdere la comunicazione.

 

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