Google, boom di egosurfing: cercare il proprio nome sul web

 

Si chiama "egosurfing" ed è il termine che indica la pratica di cercare informazioni sul proprio conto sul web, ed è in continua crescita

Scritto da Simone Ziggiotto il 01/10/13 | Pubblicata in Google | Archivio 2013

 

Si chiama "egosurfing" ed è il termine che indica la pratica di cercare informazioni sul proprio conto sul web, ed è in continua crescita.

Chi non ha mai scritto il proprio nome sul motore di ricerca per vedere se si parla di noi e scoprire che cosa si dice sul proprio conto? Ecco, questa pratica ha un nome: egosurfing. Se si usano i social network i risultati di ricerca ci soddisfaranno: il proprio nome comparirà almeno un paio di volte, con i link diretti al proprio profilo sociale (Twitter, Facebook, Google Plus, LinkedIn, ecc.), ma basta anche solo essere menzionati da altri per ritrovare il proprio nome tra i risultati.

Google

Prendendo in esame l'ultima ricerca condotta da Pew research Center nel 2012, il 56 per cento della popolazione americana ha cercato il proprio nome e cognome su Google almeno una volta nell'arco di tutto lo scorso anno: una crescita del 22 per cento rispetto all'anno prima, nel 2001. 

Entrando più nel dettaglio dello studio, sono più gli uomini che fanno egosurfing, al 58 per cento, mentre sono giovani tra i 18 e i 29 anni per il 64 per cento, e per il 58 per cento hanno un'età compresa tra i 30 e i 49 anni. E ancora, la ricerca rivela che fanno egosurfing per il 68 per cento i laureati e per il 43 per cento i diplomati. Il 66 per cento hanno entrate superiori ai 75 mila dollari l'anno.

Secondo i ricercatori, più l'età aumenta, più le persone sono propense a cercare informazioni su Google sui propri figli. Spesso accade che i più giovani hanno una 'doppia' vita, quella reale e quella digitale, che viene tenuta nascosta alla famiglia. Ecco dunque che i genitori sono curiosi di scoprire cosa i figli nascondo, cercando informazioni direttamente sul web.

Ed è aumentato anche l'uso del servizio gratuito Google Alerts, uno strumento creato da Big G che consente di ricevere aggiornamenti via email sui più recenti risultati pertinenti ad una determinata query di ricerca: impostando un alert con query 'il proprio nome', con frequenza giornaliera è possibile ricevere nella propria mail i risultati basati sulla query, tutto in automatico.

"È diventato sempre più importante verificare le nostre tracce digitali accessibili a tutti", ha dichiarato Mary Madden di Pew research Center, "tutti utilizzano i motori di ricerca per trovare informazioni del passato e del presente delle persone. Per questo saper gestire la propria reputazione online è diventata un affare sociale e professionale per molti nell'era digitale".

Ma c'è sempre chi Internet non lo usa per niente.

A partire da maggio 2013, il 15 per cento degli adulti americani dai 18 anni non usano Internet o e-mail. Alla domanda sul perché non usano internet: il 34 per cento non pensano che Internet è rilevante per loro, dicendo che non sono interessati, non si desiderano utilizzarlo, o non hanno alcun bisogno di esso. Il 32 per cento dicono che è difficile o frustrante connettersi on-line, fisicamente parlando, o sono preoccupati per altre questioni come spam, spyware e hacker. Questa cifra è notevolmente superiore rispetto a precedenti sondaggi. Il 19 per cento non possiedono un computer o non pagare per una connessione internet. Il 7 per cento dei non utenti di Internet hanno citato la mancanza di accesso ad Internet dove abitano.
 

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